George Coleman & Hilton Ruiz

Hilton Ruiz (New York, 29 maggio 1952 – New Orleans, 6 giugno 2006) è stato un pianista e compositore statunitense di origine portoricana oggi per lo più dimenticato, ma di grande valore. Ruiz è stato uno strumentista talentuoso apprezzato da molti solisti, anche se in realtà è nome più noto in ambito di musiche latine e afro-cubane, particolarmente stimato a Cuba, che gli dedica annualmente un festival a suo nome. Interessato al latin jazz e al bebop, ancora adolescente è stato ingaggiato da Freddie Hubbard e Joe Newman, collaborando poi con Dizzy Gillespie, Mongo Santamaria, Charles Mingus, R. Roland Kirk (dal 1974 al ’77), Tito Puente, Art Davis, George Coleman e Chico Freeman, tra gli altri, pubblicando anche una ventina di dischi a suo nome.

Come ho già accennato in un recente articolo su questo blog, Il latin jazz generalmente gode nell’ambiente critico nostrano di una certa immotivata diffidenza, che porta a minimizzare il contributo di tutta una serie di musicisti e di musiche che hanno invece legami forti, quasi indissolubili e ormai indistinguibili, col jazz e il suo percorso storico. Si potrebbe persino arrivare ad affermare che non c’è musica improvvisata oggi che possa essere seriamente considerata jazzistica senza contenere in sé qualche elemento “latin”. Eppure, un approccio settario che ha fatto enormi danni alla divulgazione jazzistica in questi decenni, stenta ad esaurirsi nelle valutazioni musicali e considera ancora tale elemento “esotico” e/o “commerciale” in modo del tutto pregiudiziale e ingiustificato.

Quanto a George Coleman (8 marzo 1935, Memphis, Tennessee), si tratta di un altro strumentista abbastanza trascurato, forse a maggior ragione di Ruiz,  ma di livello supremo, come se il jazz fosse stato faccenda privata dei soliti quattro nomi acclamati genericamente da tutti e John Coltrane l’alfa e l’omega del sassofonismo jazzistico. Coleman era un musicista talmente preparato da poter suonare con tutti e in tutti gli stili possibili e immaginabili del jazz moderno. Solo per suo determinato credo estetico ha preferito limitarsi principalmente ad un certo tipo di modern mainstream, evitando in linea di massima certe tipiche iconoclastie del Free tanto frequentate da strumentisti suoi contemporanei assai più acclamati (e non sempre a proposito) dalla critica. In realtà se lo si ascolta ad esempio in alcune opere di Elvin Jones (di cui abbiamo già accennato un po’ di tempo fa su questo blog) ci si renderebbe conto della maestria di questo grande sassofonista e della sua assoluta padronanza linguistica.

Per rinsaldare l’obiettivo più volte citato, della divulgazione di una adeguata memoria storica, li propongo oggi insieme in un video dei primi anni ’80 che documenta la loro collaborazione (entrambi hanno fatto da sideman per l’altro in alcune incisioni) su uno dei temi più famosi e battuti di George Coleman, ossia Amsterdam After Dark. La presentazione è del noto collega londinese Ronnie Scott.

Buon ascolto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...