Una voce inconfondibile: Dinah Washington

Oggi torniamo a parlare delle grandi voci del jazz, grandi interpreti del song e ancor più, del blues. Una di queste è stata senz’altro Dinah Washington (nata come Ruth Lee Jones, 1924 – 1963) pianista oltre che cantante, tra le più popolari negli anni ’50, che ha saputo affrontare con il proprio originale timbro vocale diversi ambiti stilistici, tra jazz, blues, R&B e pop. La Washington e nata a Tuscaloosa, Alabama, trasferendosi a Chicago già da bambina. Il suo primo contatto con la musica e il canto risale già a quell’età, cimentandosi nel gospel, anche come pianista,  per il coro nella St. Luke’s Baptist Church.

Dopo aver vinto un concorso per giovani talenti, all’età di 15 anni ha iniziato ad esibirsi nei club. Le sue prestazioni nei locali di Chicago catturarono l’attenzione di manager e musicisti, tra cui Lionel Hampton, che le offrì di lavorare come vocalist nella sua big band. Il suo debutto discografico risale al dicembre del 1944 per l’etichetta Keynote in Evil Gal Blues, tema scritto da Leonard Feather e sostenuta dal leader vibrafonista e da musicisti provenienti dalla sua band, tra cui Joe Morris (tromba) e Milton Buckner (pianoforte). Dinah rimase con Hampton fino al 1946, firmando in seguito un contratto per la Mercury nel ruolo di cantante solista. Il suo primo disco per quella etichetta fu una versione di Ain’t Misbehavin’  del prediletto Fats Waller, rappresentando il primo di una lunga serie di successi. Tra il 1948 e il 1955, la Washington produsse ben 27 brani R&B da top ten, facendo di lei una delle cantanti più popolari e di successo del periodo. Allo stesso tempo, ha anche avuto modo di registrare alcune notevoli sessioni in ambito prettamente jazzistico con grandi strumentisti dell’epoca, tra cui nientemeno che Clifford Brown e Clark Terry nell’album Dinah Jams (1954). La sua versione di What a Difference a Day Made del 1959 divenne un successo popolare da primi posti delle classifiche statunitensi. Seguirono altrettanti riscontri con la sua versione di Unforgettable, e poi con i duetti di grande successo nel 1960 con Brook Benton, Baby (You’ve Got What It Takes) e A Rockin’ Good Way (To Mess Around and Fall in Love).

Purtroppo ai successi non corrispose una vita privata serena, costellata da problemi legati alla dipendenza dagli stupefacenti, tant’è che nel dicembre del 1963 fu trovata morta nel suo letto dal marito. L’autopsia successivamente mostrò una combinazione letale di barbiturici, che evidentemente contribuirono alla sua morte alla precoce età di 39 anni, privando il mondo della musica di una delle più grandi cantanti apparse sulla scena musicale americana.

Per ricordarla degnamente, propongo l’ascolto di questa splendida versione di After You’ve Gone, cavallo di battaglia della grande Bessie Smith che la Washington, con le sue grandi doti interpretative, ha saputo ammodernare e mettere sotto una nuova luce, pur conservandone il modello vocale di riferimento.

Buon ascolto.

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