Il Jazz e l’esercizio della memoria

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Suggerirei di leggersi bene l’editoriale su Musica Jazz di questo mese del direttore Luca Conti dal titolo: “L’utile esercizio della memoria”, perché davvero istruttivo (e coraggioso), visto che ultimamente si leggono e si dicono cose intorno al jazz, specie sui social e in rete, ma non solo, davvero paradossali, in cui traspare in modo sempre più chiaro, per l’appunto, una scarsa memoria storica e anche una incerta conoscenza della materia.
Che cos’è una musica senza conoscenza della sua tradizione dalla quale proviene e senza memoria di essa? direi poco o nulla e certo non può avere pretese cosiddette “artistiche” e di durata nel tempo. Nessuno oserebbe operare in tal modo nella tradizione colta europea ma nel jazz certe cose, anche da parte di appassionati dichiarati di lunga data, quasi inspiegabilmente accadono, col risultato che ormai a volte si ha la sensazione che non si sappia più nemmeno di cosa si stia parlando. Francamente tra le righe si legge una ansia “progressista” intorno al jazz nella quale si pretenderebbe che esso vada sempre oltre se stesso, dimentico della sua ormai secolare storia, cosa che a mio parere trasuda solo di grossolana superficialità se non di vera e propria ignoranza.
Ho letto recentemente, ad esempio, che un concerto, davvero mal riuscito, era tale non perché suonato male, svogliatamente, o perché raffazzonato, ma perché presentava musica “troppo tradizionale”, o (altro mantra critico inflazionato) perché presentava un repertorio di soli standard. Una motivazione critica che avrebbe poco senso in generale per qualsiasi musica e a maggior ragione nel jazz, a meno che vogliamo dare del vecchio rincoglionito tradizionalista a Lee Konitz quando a precisa domanda (nell’intervista sulla stessa rivista): “Che cos’è il jazz?” afferma: “Un genere di musica basato su due cose fondamentali: dei buoni standard e delle situazioni che si aprono all’inventiva dei musicisti. E deve regnare sovrana l’improvvisazione“. Ora, al di là delle eventuali semplificazioni dovute alla sbrigativa sintesi (credo ad esempio che con standard si possa anche intendere estensivamente dell’ottimo materiale compositivo a disposizione), a chi è il caso di dar retta sul tema?
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2 pensieri su “Il Jazz e l’esercizio della memoria

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