Uno strepitoso live di Rahsaan Roland Kirk

Più passa il tempo e più risulta chiara, perlomeno alle mie orecchie, la grandezza di Rahsaan Roland Kirk, uno straordinario multistrumentista che ha saputo personificare al meglio ciò che si intende per unità e “continuum” nella cultura musicale africana-americana, al di là delle classificazioni di genere. Certo, fondamentalmente si è trattato di un grande jazzista e improvvisatore, con solidissimi riferimenti a grandi solisti del sassofonismo (Young, Parker, Coltrane e Rollins), grandi compositori (Duke Ellington e Charles Mingus, con cui ha peraltro collaborato nella sua band) e alla sua più profonda tradizione (blues, gospel, New Orleans, swing, bop, hard-bop, soul, modale, free), ma nella sua musica si ritrova un tale intreccio di dialetti musicali afro-americani e una capacità di “leggere” la canzone (ad es. Burt Bacharach, Smokey Robinson, Stevie Wonder) e la musica popolare americana tutta, da risultare  uno dei precursori di certo eclettismo musicale tanto di moda oggi (ma non sempre così efficace) in ambito di musiche improvvisate.

Al tempo, diversi critici (tra cui anche il nostro Arrigo Polillo, che non era certo esente dal prendersi all’epoca delle belle topiche) giudicarono ingenerosamente l’eccesso di presenza scenica e il traboccante polistrumentismo di Kirk, che etichettavano superficialmente e un po’ snobisticamente come numeri da circo, ma queste critiche furono troppo influenzate da una visione tipicamente europea dell’arte e della esibizione musicale, non tenendo conto di alcuni aspetti nel comportamento sulla scena inscindibili e funzionali alla produzione della musica, peraltro peculiari alla propria cultura di riferimento (come la presenza scenica e teatrale, la funzione del “body” e il relativo movimento, l’entertainment e una certa forma di spettacolarità). Tutti aspetti che ancora oggi sono da molti poco compresi o addirittura travisati.

Ho rintracciato in rete un bel concerto di Kirk da proporre per il sito e per il fine settimana, relativo a una sua esibizione francese del 1972, davvero ben registrato e in cui è possibile apprezzare un po’ tutto quello cui si è accennato in questo breve scritto.

Al di là di tutto il “contorno”, più o meno discutibile, c’è anche tanta grande musica e magari oggi ci fossero in giro jazzisti di questa qualità creativa e di questo talento.

Di seguito il dettaglio del set dei brani e la formazione della band:

Recorded at Grand Palais, Paris, France, March 8, 1972
1. Blue Train
2. Lester Leaps In
3. Satin Doll (Medley)
4. For Bechet And Ellington And Bigard and Carney And Rabbit
5. My Cherie Amour
6. One Mind Winter/Summer (Seasons)
7. Groovin High
8. Soul Eyes
9. Volunteered Slavery
10. Inflated Tear

Rahsaan Roland Kirk-Tenor Sax, Manzello, Stritch, Clarinet, Castinets, Vocals, Various Flutes and Whistles
Ron Burton-Piano
Henry Pearson-Bass
Joe Texidor -Percussion
Richie Goldberg-Drums

Buon ascolto e buon fine settimana.

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