Il ragazzo e la sua cornetta

51dHDNWB8PL._AC_SL230_Rex Stewart (Filadelfia,1907 – Los Angeles, 1967) è stato un grandissimo cornettista e compositore dallo stile inconfondibile, noto soprattutto per la sua militanza nell’orchestra di Duke Ellington dal 1934 al 1945, ossia negli anni più creativi di quell’orchestra. Stewart proveniva da una famiglia dalle spiccate inclinazioni musicali: il nonno suonava l’organo, la nonna suonava e componeva, e tutti i loro figli suonavano qualche strumento, tra cui il padre che cantava e suonava il violino. Dopo diversi tentativi, da parte dei parenti, di insegnargli quello strumento e poi il pianoforte, il giovane Stewart fu iniziato allo studio della cornetta nella banda militare diretta da un poliziotto che abitava nel suo quartiere. La sua carriera professionistica iniziò a quattordici anni, a Washington, in un gruppo di vaudeville chiamato “Ollie Blackwell’s Ragtime Clowns”. Proseguì poi sui battelli a vapore naviganti sul fiume Potomac, dove sviluppò uno stile vigoroso, influenzato da Louis Armstrong, Bubber Miley e Bix Beiderbecke. Dopo aver suonato con Elmer Snowden, Fletcher Henderson, i McKinney’s Cotton Pickers e Luis Russell, si unì all’orchestra di Ellington nel 1934. Durante gli anni con il Duca, Stewart si distinse come autore di brani divenuti poi celebri, come Boy Meets Horn e Morning Glory e leader di alcune sessioni di registrazioni effettuate da gruppi ridotti composti da alcuni dei migliori membri dell’orchestra. Nel 1945, dopo undici anni di collaborazione, Stewart lasciò Ellington per iniziare una carriera da leader. Negli anni che seguirono, prese anche parte alle tournée di Jazz at the Philharmonic in Europa e in Australia.

Tuttavia, a partire dai primi anni ’50, Stewart manifestò seri problemi di salute (soffriva di ipertensione e di diabete) e fu costretto a ritirarsi dalla scena musicale, continuando però ad occuparsi di jazz in qualità di commentatore e disc jockey per la radio e la tv e suonando occasionalmente del Dixieland nel locale di Eddie Condon, dirigendo un suo gruppo a Boston. Trasferitosi nell’area di Los Angeles, proseguì l’attività divulgativa alla radio e alla televisione, scrivendo diversi articoli di critica jazzistica per giornali e riviste specializzate e lavorando, con Claire Gordon, anche ad un’autobiografia. Una raccolta di questi apprezzati articoli fu pubblicata (postuma) con il titolo Jazz Masters of the Thirties.

Ecco qua il suo brano più famoso proposto nella versione originale.

Buon ascolto.

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