Hello Dolly e l’entertainment

Gli intrecci tra il mondo del jazz e quello dell’entertainment sono sempre stati strettissimi nell’ambito della cultura americana e molto più fruttiferi musicalmente di quanto non si pensi o si dica. Eppure, la narrazione nostrana sul jazz continua ad essere legata a schemi critici che sempre più spesso si rivelano inadeguati, se non del tutto mendaci, tentando costantemente di separare la cosiddetta “musica d’arte” dalla “musica di intrattenimento” in quell’ambito. Una separazione che, oltre a rivelarsi spesso arbitraria, ha la pretesa di imporre criteri di una cultura (eurocolta) a quella di un’altra, che invece ha manifestato, e tuttora manifesta, caratteristiche formative molto diverse. Ciò mette a nudo, forse in modo inconsapevole, una implicita impostazione critica che valuta costantemente una supposta superiorità di una sull’altra.

L’impressione è che in realtà non si vogliano conoscere per bene i tratti di quella cultura americana che ha dato vita a quella gran cosa che amiamo e che di nome fa “jazz”, ma in fondo la si disprezzi profondamente, anche per un nostro retaggio politico-ideologico, prima ancor che culturale, che ci trasciniamo da decenni e che ha caricato questo linguaggio musicale di una serie di “-ismi” che lo riguardano ben poco e hanno contribuito a distorcerne il suo profondo significato.

E dire che una figura epocale come quella di Louis Armstrong, una delle più geniali in musica di tutto il Novecento e tuttora colonna portante della musica improvvisata, dovrebbe essere massimamente rappresentativa di come jazz ed entertainment abbiano prodotto frutti artistici di livello assoluto.

Ne è un esempio questo video che ho rintracciato in rete, nel quale si può apprezzare una magnifica versione di Hello Dolly, cantata magistralmente da Satchmo (se qualcuno pensa che sia facile cantare in quel modo questo celeberrimo brano si sbaglia di grosso)  e che contiene anche una magnifica ripresa (su tre) con un suo brillante intervento solistico alla tromba. Armstrong possedeva un talento comunicativo inarrivabile ed era una persona di una umiltà rara, il che l’ha fatto passare per un bonaccione un po’ naif, un “bravo negro”, una sorta di Zio Tom sempre sorridente e disponibile, pertanto da non prendere artisticamente e intellettualmente sul serio. E invece oggi avremmo bisogno come il pane di musicisti con queste caratteristiche, anche solo in minima parte, per poter allargare una platea del jazz sempre più scarsa e, soprattutto, invecchiata, ancorata a concezioni pseudo elitarie imposte da un ambiente iper-ristretto di menti che ormai sanno più di ricovero per anziani che di intellettualità curiose e creative.

Detto con massima franchezza: c’è stata più intellettualità musicale in questo inarrivabile genio e musicalità in questo brano, che in tutta la musica prodotta da pseudo intellettuali con tanto di barba e occhialetti, nei quali forse ci si identifica dalle nostre parti.

Buon ascolto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...