Stevie Wonder e le cantanti del pop afro-americano

Ho scritto diverse volte di Stevie Wonder su questo blog e alcuni anni fa ho prodotto pure un saggio sulla sua musica (che sarebbe da aggiornare), inteso proprio nella sua veste di straordinario compositore. Si tratta probabilmente, per qualità e quantità della sua produzione, del compositore americano più importante comparso nell’ultimo cinquantennio in termini di canzoni, in grado cioè di rinverdire i fasti dei grandi song writers di Broadway attivi prima della Seconda Guerra Mondiale. Personalmente lo considero una sorta di Gershwin moderno e, al di là del fatto che i brani del suo book sono ancora oggi diffusamente interpretati dai jazzisti, Wonder in realtà ha composto e/o prodotto dischi per una molteplicità di cantanti, sia uomini che donne, nell’ambito del pop afro-americano. Relativamente solo alle cantanti (o a formazioni di cantanti), l’elenco per le quali ha composto canzoni è lungo: The Supremes, The Marvelettes, Brenda Holloway, Martha Reeves (&The Vandellas), Tammi Terrell, LabelleSyreeta Wright, Minnie Riperton, Roberta Flack, Pointer Sisters, Betty Wright, Dionne Warwick, CindyWhitney Houston, Marva HicksDiana Ross, Kimberly Brewer, Maysa.

Tra queste vorrei parlare oggi di una cantante (soprano) dal timbro e dalla tecnica vocale molto particolare, basata anche su quel falsetto che, specie negli anni ’70, è stato molto utilizzato dalle voci afro-americane. Una caratteristica peculiare della tradizione del loro canto che si è conservata nel tempo e si può ritrovare tranquillamente anche nei cantanti odierni.

Minnie Julia Riperton-Rudolph (1947 – 1979), conosciuta professionalmente come Minnie Riperton, è stata una cantautrice di un certo livello, la cui estensione vocale era in grado di arrivare alle cinque ottave. La Riperton, proveniente da una famiglia di musicisti e ultima di otto figli, è cresciuta a Chicago in un quartiere a sud della città. Ha studiato precocemente musica, teatro e danza al Lincoln Center della Windy City. Nei suoi anni da adolescente, ha cantato come voce solista per il gruppo femminile The Gems. La Chess Records le offrì l’opportunità di cantare nel backup di vari artisti affermati come Etta James, Fontella Bass, Ramsey Lewis, Bo Diddley, Chuck Berry e Muddy Waters, cantando anche in ambito di rock sperimentale per il gruppo Connection Rotary, nel periodo 1967-1971.

Nella primavera del 1975, la Riperton ha raggiunto l’apice della sua carriera con il singolo, Lovin ‘You, rilasciato anche tra i brani del suo album di successo Perfect Angel, vendendo milioni di copie. La celebrità e la fama di cantante durò purtroppo pochissimo a causa di un cancro al seno in stato già avanzato diagnosticato nel gennaio del 1976, dandogli una aspettativa di vita di soli sei mesi. Nonostante la triste prognosi, ha continuato a lavorare sino a che ha potuto, facendosi anche portavoce nel 1977 dell’ American Cancer Society.

Perfect Angel, il brano omonimo che dava il titolo al suo album di maggior successo fu proprio scritto per lei da Stevie Wonder, con il quale ebbe un rapporto professionale ripetuto in altre occasioni anche per le registrazioni di Wonder del periodo. La Riperton ha partecipato infatti al backup di canzoni come Creepin’ del 1974 presente in Fullfillingness’ First Finale e Ordinary Pain in Songs in the Key of Life.

Diversi cantanti le hanno reso omaggio (Diane Reeves) o sono pure state influenzate (Keith Bush). Lo stesso Stevie Wonder lo ha fatto durante un episodio dello show televisivo Soul Train, messo in onda poco dopo la sua morte, avvenuta nel settembre 1979. Lo riporto qui assieme alla riproposizione degli originali di Perfect Angel e Lovin’ You della Riperton, canzoni citate entrambe brevemente ma efficacemente da Wonder nel citato show, dimostrando ancora una volta una musicalità unica.

Buon ascolto.

P.S. L’amico Niccolò Carli di Free Fall Jazz, mi segnala opportunamente questo articolo-intervista relativo ad un recente lavoro di Jason Palmer dedicato proprio alla Riperton. Interessante da leggere in relazione anche all’usuale argomento jazz.

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