Un concerto di Michael Brecker

Ho parlato già diverse volte di Michael Brecker su questo blog e devo dire che la sua statura di sassofonista e improvvisatore di livello superiore mi manca molto. Come tutti i jazzisti caratterizzati da una preparazione musicale e tecnica superiore, spesso è stato frainteso come un semplice (e pure noioso) virtuoso del suo strumento ma considerato poco espressivo, secondo un tipico schema critico per il quale tecnica ed espressività invece di andare di pari passo sono viste erroneamente in contrapposizione tra loro. In questo senso nel suo caso si è parlato impropriamente di “muscolarità” fine a se stessa e di eccesso di verbosità nelle sue improvvisazioni (un “notaiolo”, insomma, per dirla alla barbara…). Non nascondo che una qualche idea del genere in passato l’ho avuta anch’io e forse, ma solo in rare occasioni, si può parlare nel suo caso di cose del genere. Ho avuto poi modo di approfondire meglio e di ravvedermi, capendo come il suo magistero tecnico fosse invece funzionale ad un pensiero musicale in improvvisazione assai elaborato e sofisticato, non identificabile ad un primo ascolto distratto o superficiale. Mi auguro che chi si trincera furbescamente dietro a delle sedicenti “note necessarie” (o più plausibilmente le sole possibili?) per nascondere i propri evidenti limiti musicali, prima ancora che tecnici, mai risolti,  prima o poi si metta studiare il proprio strumento e la musica quanto hanno fatto in carriera musicisti come Brecker. Non è mai troppo tardi.

Per il fine settimana propongo perciò un suo concerto registrato nell’ambito del Newport Jazz Festival del 1987, l’anno cioè della sua piena affermazione come leader e tenorsassofonista guida degli anni ’80. Credo che non vi sia stato sassofonista alle prime armi in quegli anni che non abbia tentato di prendere a modello il suo stile. Molti brani del concerto fanno per l’appunto riferimento al set proposto in quello che considero ancora oggi il suo capolavoro ossia l’omonimo Michael Brecker pubblicato a suo tempo dalla MCA-Impulse!. In linea di massima gli preferisco le versioni più sintetiche e curate del disco, ma almeno due del concerto, sull’iniziale Nothing Personal (tema del compianto Don Grolnick) e l’interpretazione di My One And Only Love, non sono da meno e meritano l’ascolto e il confronto con le versioni di studio.

Con Brecker sono della partita,  Mike Stern alla chitarra, Joey Calderazzo alle tastiere, Adam Nussbaum alla batteria (se non erro…), mentre non sono riuscito ad identificare il bassista.

Buon ascolto e buon fine settimana con Michael Brecker.

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