Il primo trio di Keith Jarrett

Keith Jarrett è stato un argomento inflazionato oltre ogni dire nei decenni precedenti, specie durante la lunga permanenza sulla scena del suo Trio Standard o Standard Trio, che dir si voglia, da alcuni anni ritiratosi dalle scene per sopravvenuti problemi legati all’età dei suoi componenti e per oggettivo esaurimento della vena creativa. In realtà, la maggioranza delle discussioni vertevano più sul comportamento bizzoso dell’artista che sulla qualità della sua musica, con una esibizione di moralismo a buon mercato applicato alla musica che mi ha sempre lasciato perplesso e a volte mi ha fatto pure sorridere. Oggi che le acque si sono, per cosi dire, “calmate” sul personaggio, si può constatare come il vasto corpus discografico del trio abbia prodotto una sorta di moderna rilettura e persino riscrittura del song americano, andando anche oltre l’usuale chiave linguistica del jazz di radice culturale africano-americana (pur avendola sempre ben presente), riuscendo ad estenderla nel più ampio contesto multiculturale americano. Una operazione non così da poco, anche sul piano divulgativo, che ha permesso di allargare la conoscenza del jazz e della sua prassi esecutiva legata all’improvvisazione, anche oltre il pubblico esclusivo e un po’ troppo elitario del jazz. In questo senso, tal modo di procedere riporta Jarrett, senza voler esagerare e considerando le giuste proporzioni, nel ristretto olimpo dei grandi del jazz che hanno operato in modo analogo (e certamente con implicazioni ancor più vaste) nei decenni precedenti, come Louis Armstrong, Benny Goodman, Dizzy Gillespie e Miles Davis. Per tale ragione ho sempre ritenuto ingenerosa e superficiale la considerazione critica, da noi abbastanza condivisa, che tende a derubricare l’opera di quella formazione a semplice esercizio di stile e a una forma di “classicità” jazzistica tendente al mero conservatorismo musicale.

Per quanto tuttavia abbia apprezzato molti dei lavori di quel trio con Gary Peacock e Jack DeJohnette, ho sempre ritenuto il lavoro fatto con il suo primo trio, quello con Charlie Haden e Paul Motian, in nulla inferiore. Anzi, per certi versi è stato anche più interessante e creativo, oltre al fatto che conteneva in sé l’idea sviluppata una quindicina di anni dopo. Sebbene non sia del tutto corretto fare paragoni diretti, in quanto il primo sperimentava un modo nuovo di proporre quell’ambito formale, prendendo le mosse dall’esperienza di Paul Bley, che trasponeva in qualche modo le idee di Ornette Coleman sulla tastiera del pianoforte, in alcuni casi, specie sulle ballate, quel trio riprendeva un approccio al materiale tematico ispirato anche a quello billevansiano (e ad altro ancora…).

Per questa ragione, propongo oggi un brano suonato da quel trio in cui già si cimentava alla grande sugli standard del jazz e sul song americano. Si tratta di Dedicated To You contenuto in Somewhere Before (Atlantic- 1968), brano poi replicato in una versione lunga dal secondo trio in Standards in Norway  (ECM) pubblicato nel 1995 ma proveniente da un concerto del 1989.

Buon ascolto.

r-3927042-1349514411-3888-jpegDedicated To You

 

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