Il genio compositivo di Bill Russo

119880Mentre in questi giorni gli organi di informazione nazionali si trastullano propinandoci la disinformazione jazzistica di Renzo Arbore sulla presunta italianità del jazz utilizzando quella nullità musicale da cartolina di Nick La Rocca, noi proponiamo invece, spero più seriamente, qualche grande musicista italo-americano davvero meritevole di attenzione. Uno di questi è stato William Joseph Russo, meglio noto come Bill Russo (1928 – 2003), trombonista, compositore, arrangiatore, insegnante e scrittore di trattati sulla musica, nato e vissuto a Chicago e di chiara origine siciliana. Russo è l’esempio di un musicista e compositore di altissimo livello, che non ha potuto godere della fama che avrebbero meritato, al di là di certi beceri oltre che sterili discorsi nazionalistici sulla proprietà intellettuale di una musica così etnicamente e culturalmente “ibrida” come è ed è stato il jazz nel corso della sua formazione e della sua storia.

Ex allievo di Lennie Tristano, Russo ha scritto innovative partiture orchestrali per l’orchestra di Stan Kenton nel periodo 1950-54, tra cui 23° North 82° West, Frank Speaking, e Portrait of a Count. Una delle opere più famose scritte per Kenton è stata The Halls of Brass, composta per la sezione ottoni, fiati e percussioni. Dopo quella esperienza ha continuato nella attività privata di composizione e la conduzione di approfonditi studi, trasferendosi a New York nel 1958 dove ha guidato la 22-piece Bill Russo Orchestra.

Nel 1962 Russo si trasferisce in Inghilterra lavorando per la BBC e fondando la London Jazz Orchestra. In questo periodo ha fatto parte attivamente del movimento della cosiddetta Third Stream. E’ tornato nella sua città natale di Chicago nel 1965, dove ha fondato il Columbia College’s music department ed è diventato il direttore del Center For New Music.  Ha svolto anche l’attività di direttore d’orchestra e docente in Italia, presso la Scuola Europea d’Orchestra Jazz di Palermo.

Russo si è rivelato anche un eccellente compositore di musica classica, componendo sinfonie e cantate, così come un certo numero di opere per il teatro. La sua Sinfonia No. 2 in C “Titans” del 1959 ha ricevuto un premio Koussevitsky e ha segnato il suo ingresso nel mondo della musica classica. Fu eseguita dalla Filarmonica di New York con la conduzione di Leonard Bernstein, che ne aveva commissionato l’opera, e la presenza del trombettista Maynard Ferguson nel ruolo di solista. Nel 1973, l’album che includeva il suo Three Pieces for Blues Band and Symphony Orchestra ha assicurato grandi vendite alla Deutsche Grammophon. Come parte del lavoro effettuato con la Columbia College, Russo ha dato vita al Chicago Jazz Ensemble, dedicato alla preservazione ed espansione del jazz. L’ensemble si è sciolto per alcuni anni, ma è stato poi fatto rinascere nel 1991, continuando ad operare anche dopo la sua scomparsa sotto la direzione del successore, il trombettista Jon Faddis. E’ stato anche autore di tre importanti libri sulla musica: Composing for the Jazz Orchestra (1973), Jazz Composition and Orchestration (1968, 1974) e Composing Music: A New Approach, (1983, 1988). Nel complesso, ha composto oltre 200 pezzi per orchestra jazz, effettuando  una trentina di registrazioni del suo lavoro. In carriera ha potuto collaborare con musicisti del calibro di Duke Ellington , Leonard Bernstein, Seiji Ozawa, Stan Kenton, Cannonball Adderley, Dizzy Gillespie, Benny Carter, Maynard Ferguson, Billie Holiday. Nel 1990, ha ricevuto un premio alla carriera dalla National Academy of Recording Arts and Sciences , l’organizzazione che presenta i Grammy Awards .

Per meglio conoscere la sua opera propongo, oltre ai link inseriti nel testo, tre pezzi che ho potuto rintracciare in rete, di cui l’ultimo riguarda una sua esibizione a Sanremo del 1962 con una orchestra di jazzisti italiani in cui potete sentire anche la sua scherzosa presentazione in italiano di Summertime. Lo merita.

Buon ascolto

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