Uno dei capolavori del jazz classico

Tra una attualità musicale e l’altra, mi sto sempre più rendendo conto che sia necessaria un’opera di ripresa della divulgazione di molti dei capolavori che il jazz ha saputo produrre ben prima della nascita del jazz moderno, cioè nel contesto del cosiddetto jazz classico pre-seconda guerra mondiale, per intenderci. Viceversa, continuare a leggere quanto siano stati grandi Miles Davis e John Coltrane (mai che si parli di Mingus o Eric Dolphy, per la miseria, che nulla hanno da invidiare ai due iper-celebrati personaggi) o le sedicenti svolte “rivoluzionarie” (?) anni ’60, o quanto sia ganzo andare a sentire le ultime esibizioni “very cool” di Vijay Iyer (bravo, per carità, ma non viene fuori dal cappello di un prestigiatore come un coniglio), senza conoscere una nota di quella che è stata in realtà la “Golden Era” di questa musica, lo trovo francamente inaccettabile.

Non è solo un mero fatto di necessaria conoscenza storica, o un problema di personale nostalgia dei bei tempi che furono, è proprio che in quel periodo si sono disseminati capolavori in nulla inferiori per qualità e quantità a ciò che si è prodotto nei decenni successivi sino ai nostri giorni. Anzi, oserei dire che oggi musica improvvisata di quel livello è assai raro sentirla. E lascio perdere di considerare certi audiofili che non riescono ad ascoltare nulla che non sia registrato in Hi-Fi, ripiegando su qualsiasi produzione ECM di oggi, anche la più soporifera e insignificante, purché registrata come si deve. Il jazz semplicemente non fa per loro.

Uno di questi capolavori che nulla ha da invidiare al jazz moderno e contemporaneo è la versione in trio di Blues in Thirds, una composizione di Earl Hines tratta dal suo Caution Blues registrata nel 1940 dal pianista in compagnia di uno straordinario Sidney Bechet al clarinetto (detto per inciso, se dico che preferisco Bechet al clarinetto anziché al sax soprano, dico una bestialità?), per blues feeling e espressività e il leggendario Baby Dodds alla batteria.

Dite quel che volete, ma questo brano che conosco da sempre, tutte le volte che lo ascolto mi emoziona profondamente. Musicisti che avevano evidentemente molto da dire e sapevano farlo  entro i tre minuti o poco più di un 78 giri.

Aggiungo anche una versione pianistica suonata magnificamente da Earl Hines, altro gigante del pianoforte di cui in troppi oggi si sono scordati.

Buon ascolto

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Un pensiero su “Uno dei capolavori del jazz classico

  1. Conosco piuttosto bene Earl Hines e lo amo. Soprattutto amo 1 CD del 1974, anno della morte di Duke Ellington. Contiene un medley di West Side Story (é anche il titolo del CD) inciso live a Montreux e due brani di Ellington suonati (meravigliosamente) in suo onore. E’ bellissimo. Su Youtube c’è la registrazione solo di una parte, purtroppo

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