Per chi si è scordato cosa sia il senso del ritmo…

In questo davvero “strambo” paese e nell’ancora più stravagante (e purtroppo sempre più chiuso) ambiente nazionale intorno al jazz, fatto per lo più di snob invecchiati (più nella mente che anagraficamente), si è dovuto aspettare che il nostro Enrico Rava qualche anno fa decantasse le lodi di Michael Jackson (lodi peraltro abbastanza funzionali alla promozione di un suo improponibile disco sulle sue musiche, a mia opinione di rara bruttezza) per far scoprire l’immenso talento di questo che è stato un vero e proprio gigante della musica, andando anche ben oltre i confini della pop music e del relativo business dell’industria discografica. Jackson, tuttavia, non è stato un mero prodotto artificiale messo in campo dall’industria discografica con scopi di rapida massimizzazione dei profitti. Si è trattato piuttosto di un talento straordinario che si è manifestato sin da ragazzino, emergendo con il suo carisma vocale già dalle prime incisioni anni ’60 con i Jackson Five, dotato com’era di un senso del ritmo semplicemente straordinario, messo in campo anche nelle sue doti di grande ballerino. Già, la danza, questo aspetto che nella cultura musicale africano-americana, jazz compreso, è sempre stato presente in modo quasi inseparabile dalla musica. Una presenza “corporale” quasi sempre mal vista dai suddetti snob, che vorrebbero che il jazz e la musica tutta fosse elitaria, triste ed accigliata, forse a loro immagine e somiglianza. Fortunatamente l’arte e la relativa bellezza è sempre stata distante da certe contorte menti e certe situazioni che vorrebbero risultare artisticamente avanzate ed evolute e invece sono nella sostanza vecchie e profondamente reazionarie, perché implicitamente incapaci di accettare per valide culture (musicali e non) diverse dalla propria. Peggio per costoro, poiché in questo modo si perdono tanta musica eccellente e i diversi modi per esprimerla. In fondo la musica è uno strumento potentissimo anche per aprirsi al mondo e conoscerlo nelle sue variegate sfaccettature e differenze, anche profonde, piuttosto che diventare un maldestro mezzo di autocompiacimento in cui ci si specchia narcisisticamente da mane a sera.

Bando alle chiacchiere, ascoltiamo qui un paio di proverbiali esempi sul senso ritmico pressoché  inarrivabile di Jackson.

 

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