Phineas Newborn, non solo virtuosismo

Gli appassionati del jazz sono dei personaggi davvero particolari, nel senso che vivono troppo spesso di miti, pregiudizi, faziosità e aneddotica varia sui loro musicisti preferiti, ascoltando sul serio davvero poco e riuscendo magari a dare credito a improvvisatori mediocri e tecnicamente scarsi. Allo stesso tempo, non di rado riescono a liquidare per semplici noiosi virtuosi dei musicisti di livello straordinario sulla base di argomenti musicali che tendono a sfiorare il nulla cosmico.

Il pianoforte in questo senso è stato uno strumento che ha prodotto diversi esempi del genere. Sono convinto che grandi dello strumento come Art Tatum o Oscar Peterson, tanto per citare casi eclatanti, se non avessero avuto la pelle nera, o fossero stati europei anziché afro-americani, avrebbero avuto ben altro riscontro critico. Invece, dalle nostre parti, applicando i tipici due pesi e due misure di cui siamo assoluti maestri mondiali,  si preferisce magari perdere tempo a lodare saltimbanchi della tastiera nazionali la cui musica, se non ha significanza tendente allo zero, viene presto dimenticata tanto quanto riesce a far presa nell’immediato ascolto. Più velocemente, insomma, di quanto riesca a rimanere sulla carta l’inchiostro simpatico, ma, come penso sempre, ognuno ha la musica che si merita.

Phineas Newborn Jr. (1931 – 1989)  potrebbe tranquillamente rientrare in uno dei casi di sottostima critica legati a quanto appena detto, e non a caso le sue influenze principali sono state menti pianistiche del livello appunto di Art Tatum, Oscar Peterson e Bud Powell. Newborn era del Tennessee e proveniva da una famiglia di musicisti, raggiungendo una formazione musicale completa, studiando oltre al pianoforte, tromba, sassofono tenore e baritono. Come moltissimi altri grandi prima di arrivare professionalmente al jazz ha maturato esperienze in gruppi R&B (elemento questo che viene sempre troppo sottovalutato per importanza e significanza) anche di una certa fama. Il suo primo disco da leader fu in trio ed intitolato Here is Phineas, inciso a N.Y.C. e pubblicato nel 1956 da Atlantic, specializzata nel periodo a scoprire nuovi grandi talenti e fu subito una uscita col botto.

Nel 1960 si trasferì a Los Angeles registrando da lì una serie splendida di album in trio per Contemporary, dischi che non dovrebbero mancare nella raccolta di qualsiasi serio jazzofilo. Purtroppo Newborn è andato poi incontro a serissimi problemi di salute mentale, dovendo anche richiedere per un certo periodo la sua ammissione al tristemente noto Camarillo State Mental Hospital. Sfortunatamente subì pure un infortunio alla mano, che ostacolò il suo modo di suonare. A seguito di ciò la sua carriera successiva subì diversi periodi di stop, sparendo praticamente dalla ribalta tra il 1965 e il 1975, cosa che certo non aiutò a destare attenzione critica e a migliorarne la fama. La sua ricomparsa sulla scena risale perciò alla seconda metà degli anni ’70, per quanto qualche registrazione riuscì comunque ad anticiparne la documentazione discografica in quegli oscuri anni. Il brano che sto per proporvi appartiene proprio a questo periodo ed è una strepitosa versione pianistica di una composizione di Horace Silver:Cookin’ at The Continental, in cui potrete anche apprezzare la sua straordinaria tecnica pianistica a due mani.

Per documentare la stima di cui godeva tra i colleghi, aggiungo solo che, nei primi anni ’90, quattro pianisti del livello di Harold Mabern, James Williams, Mulgrew Miller e Geoff Keezer,  sotto la denominazione “Contemporary Piano Ensemble”, hanno voluto rendere omaggio a Newborn, registrando due album e andando in tour concertistico internazionale.

Sentite che roba…

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