Il lato gospel e funky di Yusef Lateef

Avevamo già parlato su queste colonne di Yusef Lateef, ma lo avevo proposto nel ruolo di flautista e incensato le sue doti di eclettico improvvisatore (ma anche ottimo compositore), capace di affrontare nella sua lunga carriera un ampio spettro di stili del jazz moderno, sapendo andare anche oltre il jazz. In realtà, è stato anche un eccellente tenorsassofonista, uno dei tanti afro-americani in possesso di un suono corposo e un senso del ritmo invidiabile. Basterebbe citare il suo intervento in Prayer For  Passive Resistance in Pre-Bird di Mingus per comprenderlo. Ho sempre ammirato questo genere di sassofonisti in grado di dare al proprio strumento una impronta quasi vocale, perché so per esperienza personale quanto sia difficile ottenere un bel suono espressivo su quello strumento e quanto sia importante in improvvisazione saper gestire la melodia che si improvvisa con grande senso del ritmo, elemento che trovo abbastanza trascurato da molti appassionati odierni di musica improvvisata, ma imprescindibile nel jazz (e non a caso ne faccio la distinzione…). Una spiegazione di ciò penso di averla, ma ne parlerò magari in altra occasione perché viceversa rischierei di andare fuori tema.

Oggi propongo invece Lateef in una veste molto agganciata alle sue radici musicali, ossia quelle del gospel, sino al derivato approccio funky allo strumento proponendo due brani da un disco degli anni ’70 dagli esiti diseguali, ma comunque contenente diversi spunti d’interesse. Il primo è un vero e proprio gospel con tanto di cori in accompagnamento (o forse sarebbe meglio dire in dialogo). L’altro è un tipico brano funky del periodo che sicuramente avrà fatto parlare la critica dell’epoca di svendita al commercio musicale. In quegli anni se non suonavi “free” o “creativo” eri giudicato immediatamente e senza appello un musicista disimpegnato, svenduto al business del mercato discografico e servo di un paese imperialista, insomma, tutto il tipico campionario para-ideologico di pseudo rivoluzionari a buon mercato che oggi perseverano con certe facezie da attempati signori in pensione, nostalgici dei loro bei tempi giovanili. Nulla di male in questo e comprensibile sul piano umano, molto meno comprensibile è dar loro ancora retta.

Dimenticavo (anche per gli appartenenti alla fazione dei cosiddetti “puristi”, altra simpatica combriccola di vecchi buontemponi…), il brano funky vede come autore nientemeno che Kenny Barron che accompagna Lateef, molto bene peraltro, al piano elettrico.

Buon ascolto.

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