La grandezza dimenticata di John Lewis

Tra le tante figure del jazz che paiono cadute in un davvero immeritato oblio attuale, credo che John Lewis (1920-2001) sia una di quelle che stia battendo tutti i record e la cosa per me è davvero inspiegabile, in quanto l’ho sempre trovato un compositore di altissimo livello. Non credo che si tratti comunque di una opinione personale, sono i fatti musicali che ha prodotto a dimostrarlo, senza contare del suo ruolo da pianista (per certi versi assimilabile a quello che ha avuto Duke Ellington) molto più che interessante e originale, scarno ma dotato di una sobrietà e una efficacia esecutiva davvero rare. Decisamente un “pensatore di note” durante le sue improvvisazioni che dà l’idea, osservandolo suonare, di essere davvero un “compositore istantaneo”, come si usa dire nel jazz, di grande sostanza. L’esatto contrario del pianista esibizionista, figura tanto acclamata oggi non sempre a proposito, e un vero intellettuale della musica, oltre che uomo di vasta cultura.

Per documentare il suo valore in ambito di scrittura basterebbe citare capolavori come Afternoon in Paris o Django, divenuti degli immortali standard frequentati dai jazzisti di ogni generazione successiva alla sua, senza contare le sue composizioni a largo respiro pensate per il suo leggendario Modern Jazz Quartet: da La Ronde Suite a Fontessa, da No Sun in Venice a Odds Against Tomorrow, da Original Sin sino a In Memoriam, composto in vista del primo scioglimento del longevo quartetto, nel 1974. Pur essendo di estrazione bop, ha saputo giocare anche un ruolo attivo e di primo piano in ambito della cosiddetta Third Stream Music dalla seconda metà degli anni ’50, mettendo a frutto le sue estese conoscenze in ambito di musica classica e di cultura musicale europea assieme a Gunther Schuller.

A tal proposito, si è sempre sottolineata la sua propensione ad emulare l’ambito compositivo accademico, lasciando intendere una sua concezione subalterna della cultura musicale africano-americana, alla quale egli stesso apparteneva, rispetto alla grande tradizione musicale europea, ma è una lettura, se non travisata, vera soltanto in parte. In realtà potrei arrivare ad affermare che Lewis sia stato un compositore e un pianista che ha sempre messo in evidenza una grande capacità, ad esempio, di interpretare il blues, certo alla sua maniera. Il blues lo si trova quasi dappertutto nella sua opera e credo che semplicemente abbia inteso utilizzare certe forme proprie della musica cosiddetta”colta” per esaltare i contenuti peculiari della propria tradizione musicale di appartenenza.

Il discorso sarebbe lungo e complesso e certo non affrontabile in poche righe in questa circostanza. L’autore meriterebbe una ampia analisi che lascio volentieri a chi ne ha le necessarie competenze, poiché penso sia oltre le mie personali possibilità. Sta di fatto che da tempo non se ne parla ed è davvero un peccato.

Per apprezzare in particolare il suo ruolo di pianista invito ad ascoltarlo in uno dei suoi ultimi concerti in piano solo che ho rintracciato in rete e che meglio delle parole spiegano il suo valore in quel ruolo. Ci sono diversi brani di una bellezza rara. Ne ho piazzati tre, perché davvero non sapevo scegliere da tanto è alto il livello musicale.

Buon ascolto e buon inizio settimana con la musica di John Lewis.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...