Un sassofono geniale sempre all’avanguardia

Non voglio certo dilungarmi in scritti sulla grandezza di un gigante del sassofono come Coleman Hawkins (1904-1969), perché dovrebbe essere noto ai più come uno dei massimi innovatori sullo strumento, il cui linguaggio è sempre progredito nei decenni con il progressivo avanzamento del jazz, sino a risultare ancora oggi di riferimento per molti sassofonisti delle nuove generazioni. Tuttavia, vorrei sottolineare un aspetto peculiare della sua musica e della sua carriera legato al fatto che egli ha sempre saputo confrontarsi senza difficoltà e ad altissimi livelli in qualsiasi ambito del jazz e con qualsiasi musicista, anche tra i più avanzati della sua epoca: dalla profonda tradizione del jazz classico sin quasi alla libera improvvisazione tipica degli anni ’60. Senza contare che è stato un precursore dell’esibizione sassofonistica in solo, già nel 1945 con Hawk’s Variations e intorno al 1948, con l’incisione di Picasso.

La registrazione di Sonny Meets Hawk del 1963, effettuata in compagnia di un altro grande del sassofonismo moderno e di successiva generazione, come Sonny Rollins, documenta, oltre che un capolavoro assoluto del genere “confronto tra sassofonisti” sul terreno comune degli standard, una sua prestazione che risulta essere alla fine persino più avanzata di quella prodotta dal suo collega più giovane. Per quanto infatti Rollins mostri di essere “avanzato” in questo disco nell’improvvisare su celebri standard del jazz, Hawkins in più di un brano dimostra, a mio parere, di sopravanzarlo proprio su tale terreno. Ne è un chiaro esempio la versione di Yesterdays, dove Hawkins riesce ad abbinare arditezza, espressività ed equilibrio ingaggiando una battaglia di creatività con Rollins (che pure forza parecchio il suo assolo) nella quale, non solo non sfigura, ma a mio parere lo supera in modo abbastanza netto, per quanto non si tratti di una tipica competizione tra sassofonisti, tra le tante pubblicate nella storia del jazz. Da sottolineare anche l’importante ruolo giocato dallo spregiudicato accompagnamento al piano di Paul Bley.

A mio parere, la figura di Coleman Hawkins per lo strumento si staglia ancora tra le più moderne e importanti della storia del jazz. Una lezione la sua tutt’altro che superata.

sonny-meets-hawkYesterdays

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