Bill Dixon e la figura del jazzista “impegnato”

1304015649-intentsMusicisti afro-americani come Bill Dixon (1925 – 2010; trombettista, compositore, artista visivo, ed educatore) hanno goduto in Italia e godono tuttora tra gli appassionati di un certo riscontro, peraltro meritato,  probabilmente perché corrispondono all’ideale di jazzista-artista che la gran parte della letteratura nostrana sul jazz ha per anni voluto e gradito “narrare”. Ciò perché la sua figura sostanzialmente possiede diversi requisiti che la nostra cultura sulla musica richiede per poter valutare un musicista come un “vero artista”. In estrema sintesi: un musicista politicamente impegnato, “rivoluzionario” e sempre all’avanguardia, che rifugge sistematicamente i meccanismi dello sfruttamento di mercato della musica e dello show-business.

Al di là del valore intrinseco del musicista, che è oggettivamente poco discutibile, la biografia e la carriera di Dixon hanno in effetti mostrato questo genere di cose e certamente si è trattato di un artista impegnato (in tutti i sensi), ma ciò che occorrerebbe domandarsi, più in generale, è se nel fare certe valutazioni non si incorra nell’errore di trasporre tali e quali valori e peculiarità della propria cultura su un’altra in possesso di altri decisivi requisiti spesso trascurati, a meno di considerare la propria cultura implicitamente superiore a qualunque altra, il che manifesterebbe una venatura di inconsapevole razzismo nel proprio pensiero, cosa che peraltro riscontro sempre difficile da riconoscere.

Ribadisco che si tratta di un interrogativo che pongo e non di una affermazione. A ciascun lettore la propria riflessione.

Per quel che mi riguarda, Dixon è stato uno dei musicisti (pionieri) del movimento Free anni ’60 che più ho apprezzato nei “miei” anni ’70 -inizio ’80 (quello che oggi definisco essere stato un po’ scherzosamente il mio “periodo braxtoniano”, inteso come periodo di personale approfondimento di alcune avanguardie della musica improvvisata del periodo). Dixon ebbe un forte riscontro in Italia proprio ad inizio anni ’80 a seguito, se non ricordo male, di una sua acclamata esibizione al Verona Jazz Festival, che all’epoca era uno dei festival del jazz più prestigiosi a livello nazionale e che lo ripropose con forza dopo un lungo periodo di oblio e di cui lessi il resoconto su Musica Jazz. La curiosità mi portò a procurarmi in breve tempo quattro notevoli album usciti allora e intitolati rispettivamente Considerations I e II  e Bill Dixon in Italy vol.1 e 2.

Di quegli album voglio oggi proporvi un lungo estratto da Consideration I che ho rintracciato in rete. Devo ammettere che questa musica oggi mi fa molto meno presa di allora, ma mantiene comunque un suo intrinseco valore.

Buon ascolto.

 

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