Jimmy Knepper & il Lee Konitz Nonet

Ci sono tanti di quei musicisti e dischi nella storia del jazz che meriterebbero una riscoperta, da perderci la testa. Eppure c’è chi, per non meglio specificate esigenze “nuoviste”, ci sollecita da tempo a mandare al macero un quantitativo industriale di buon jazz per seguire un fantomatico approccio “progressista” che non si sa bene dove voglia andare a parare. Sarebbe a dire che se apprezzo un quadro di Jackson Pollock non posso più farlo con uno di Tiziano o Raffaello?

Ora, capisco che un approccio del genere sia utile per il musicista odierno che ha bisogno di farsi conoscere ed apprezzare per quel che fa e produce verso il pubblico dei potenziali fruitori; lo comprendo molto meno quando questo è tenuto da chi esercita attività divulgativa della materia o di critica, financo di musicologia, ma purtroppo è quello che si riscontra sempre più spesso.

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Una delle formazioni allargate più interessanti emerse negli anni ’70 e di cui, per l’appunto, non si parla più e che anche all’epoca non ottenne il riscontro sul mercato che meritava è stato il Lee Konitz Nonet. La formazione ha prodotto, infatti, solo quattro dischi, due nel 1977, uno nel 1979 e uno più in là per la italiana Soul Note, nel 1984, nei quali si proponeva di dare una nuova veste semi-orchestrale ad una serie di standard del jazz vecchi e più recenti (tra cui composizioni di Chick Corea e Wayne Shorter), proseguendo in un certo senso il suo lavoro di ricostruzione e riscrittura, sulla base dei modelli improvvisativi già collaudati con Warne Marsh, sin dai tempi della scuola del maestro Lennie Tristano. Il risultato finale è però una musica più swingante, diretta e gioiosa rispetto ai modelli “cool” di qualche decennio prima. Il che è anche merito della presenza ben miscelata di musicisti di diversa estrazione e cultura, ma accomunati da eccelse doti strumentali e di improvvisatori, come Tom Harrell, Ronnie Cuber, Jimmy Knepper, Red Rodney, Buster Williams e Billy Hart, piuttosto che John EckertHarold Danko o Andy Laverne, rintracciabili nelle diverse occasioni di registrazione.

In particolare vorrei proporre un brano composto dal bravissimo trombonista Jimmy Knepper (ex Charles Mingus) che in Yes Yes Nonet, registrato per Steeplechase nel 1979, dà la sua impronta al disco, contribuendo con ben quattro suoi temi. Si tratta di Primrose Path, che contiene anche un notevole assolo di tromba (dovrebbe essere Tom Harrell, ma non ne sono certo), oltre a quelli considerevoli dell’autore del brano (inconfondibile il suo stile) e del leader.

Buon ascolto.

imagesPrimrose Path

 

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