Oscar Peterson Trio Live, 1964

Tendenzialmente, per il fine settimana, dedico spazio a qualche concerto di livello sopraffino rintracciabile in rete. Oggi propongo perciò un estratto di una mezz’oretta di una esibizione del magico trio di Oscar Peterson edizione 1964, quello per intenderci con Ray Brown al basso e Ed Thigpen alla batteria che ha prodotto tanta buona musica.

Ogni volta che ho occasione di ascoltare Peterson mi domando come sia stato possibile criticarlo per eccesso di tecnica e conseguente scarsa musicalità o, a maggior ragione, espressività. A tal proposito suggerirei la rilettura di uno scritto sul tema a cura di Gianni M. Gualberto e riportato tempo fa sulle colonne di Free Fall Jazz, che potrebbe aiutare a chiarire l’argomento. Peterson è stato in realtà un grande jazzista e un pianista hors catégorie, per utilizzare un termine caro al ciclismo.

Sono i misteri dettati dai cliché di certa vetusta critica che sembra avere in uggia semplicemente chi sa suonare, e molto bene, il proprio strumento e pratica il linguaggio jazzistico con una proprietà fuori dal comune, assecondando degli stereotipi sul modo di essere jazzisti che spesso non hanno seri riscontri, celando persino dei reconditi risvolti di razzismo, almeno a livello culturale. Pare quasi che la tecnica sia faccenda esclusiva dei concertisti di musica classica e dintorni, requisito da evitare nel jazz non si sa bene per quale ragione.

Certo, nella enorme mole della sua produzione c’è sicuramente qualche esibizione di routine (comunque di alto livello), ma chi non l’ha esercitata nella propria carriera? A meno che qualcuno sia così ingenuo, o musicalmente sprovveduto, da credere che un “libero” improvvisatore sia creativo in ogni circostanza e per definizione (purtroppo si riscontra, non di rado e tra le righe, anche questo genere di ameni pensieri). L’improvvisazione richiede in realtà livelli di creatività non sempre a disposizione del musicista, per quanto nelle proprie corde, occorre dirlo e sono certo che qualunque musicista che la pratica lo sa bene e occorre ricordare che l’espressività senza una qualche forma di tecnica non raggiunge la creatività, ma solo l’entropica bizzarria (spesso pure confusa con l’originalità). Su questo argomento avevo invece prodotto uno scritto personale a questo link.

Bene, e dopo il mio immancabile  “minestrone” polemico (tratto del mio carattere al quale sono ben “allenato”, ebbene sì, lo ammetto…), comunque credo sempre motivato, passiamo a cose più serie e valide, cioè alla musica, che, come sempre, sgombra il campo dalle chiacchiere.

Buon ascolto e buon fine settimana.

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