In memoria di Fidel

Liberation Music Orchestra è un disco che in un certo senso ha dato il la a quella visione terzomondista nel jazz che nel nostro paese ha fatto furore negli anni ’70, anche se in modo un po’ stereotipato. D’altronde Charlie Haden è sempre stato un uomo di idee “di sinistra” e conoscitore, tra l’altro, di Cuba e del relativo mondo musicale. Il che ha portato, come al solito da noi, ad una distorsione critica nella valutazione della sua intera opera,  amplificando in positivo quasi sempre solo questo aspetto della sua musica, trascurandone altri di non minore peso.

La musica di questo disco è comunque emozionante, anche se forse un po’ sovrastimata, poiché caricata eccessivamente dei suddetti significati politici tradotti impropriamente e strumentalmente in “salsa nostrana”. In qualche modo mi viene naturale legare questo lavoro con la rivoluzione castrista cubana, anche se in realtà esso ha avuto come tema la guerra civile spagnola e più in generale quello della guerra, con in corso nel periodo il conflitto americano in Vietnam, al suo culmine in termini di intervento militare americano. L’argomento stava all’epoca inevitabilmente a cuore agli artisti, scrittori e musicisti americani. D’altronde alcuni titoli dell’album sono chiari in tal senso e quindi ho pensato, in vista dei funerali di Stato di domenica prossima a Cuba del “leader maximo”, di celebrare l’evento in musica con la proposizione dell’opera.

Devo però in tutta onestà aggiungere di aver letto in questi giorni considerazioni su Castro e Cuba che mi sono parse viziate da un eccesso di benevolenza nei suoi confronti, che tradiscono forse una conoscenza più iconografica che diretta del paese e dei riflessi che la rivoluzione castrista ha comportato. Mi risulta che a Cuba si siano in realtà manifestate forti contraddizioni, tantissima povertà e un egualitarismo tendente al ribasso, la cui spiegazione non può essere attribuita solo al lunghissimo, per quanto tremendo, embargo americano. Chi esalta la sua figura per il semplice motivo di aver saputo contrapporsi all’imperialismo americano, dovrebbe forse togliersi gli occhiali di un approccio ideologico spicciolo, di comodo, fondamentalmente molto borghese, e approfondire con più obiettività il tema. La figura è stata comunque importante anche se oggettivamente controversa, ma sarà la storia a giudicarne l’azione.

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