La longevità artistica di Gerald Wilson

Ci sono tantissimi musicisti dell’area californiana, sia bianchi che neri, che sono relativamente poco noti al pubblico del jazz, rimanendo in molti casi dei veri e propri tesori nascosti. Potrei citare i casi di Roger Kellaway o di Bob Florence, giusto per fare i primi due esempi che mi vengono in mente, tuttavia il demerito non è sempre attribuibile alla poca voglia degli appassionati di esplorare quanto sia e sia stato variegato il mondo del jazz, ma anche degli stessi musicisti residenti stabilmente sulle coste del Pacifico. Molti di loro infatti si sono trovati e si trovano così bene a vivere sulla West Coast da essere poco stimolati a frequentare il giro musicale sulla East Coast e in particolare quello di New York, che è ancora oggi il passaggio obbligato per qualsiasi jazzista voglia farsi conoscere e il conseguente focus mondiale del jazz.

Gerald Wilson (1918-2014) è stato a lungo uno dei segreti meglio custoditi di Los Angeles e che proprio per questa ragione ha pagato e tuttora paga un notevole dazio in termini di mancato riscontro e popolarità, ma è forse considerabile uno dei jazzisti afro-americani più importanti e influenti emersi sulla West Coast. Trombettista, compositore, arrangiatore e soprattutto bandleader abile, fantasioso e carismatico ha avuto una lunghissima vita e qundi carriera (ci ha lasciato da non molto, alla bella età di 96 anni) rimanendo attivo quasi sino all’ultimo. I suoi arrangiamenti per big band si distinguevano per complessità armonica e bellezza dei voicing, in uno stile radicato nello swing e nel bop, periodi stilistici dai quali peraltro proveniva sin dai suoi anni giovanili, ma sempre proiettandosi in una prospettiva costantemente aggiornata. Gli piaceva elaborare strutture musicali sofisticate che hanno caratterizzato gran parte della sua musica, ed essendo un appassionato di corrida, è stato uno dei primi arrangiatori del jazz a fare uso di influenze spagnole. Egli è stato costantemente in grado di attrarre musicisti di alto rango nelle sue formazioni, che hanno contribuito alla sua musica con precisione immacolata e brio.

Dopo essersi trasferito da Memphis a Detroit con la sua famiglia nel 1932, Wilson ha studiato musica al liceo, formandosi jazzisticamente grazie al lavoro con la band di Jimmie Lunceford  dal 1939 al 1942. In sostituzione del grande Sy Oliver in qualità di arrangiatore, direttore d’orchestra, e tromba solista, Wilson ha imparato infatti il mestiere in quella orchestra, dopo di che ha potuto proporsi per suonare con le band di Les Hite, Benny Carter e Willie Smith. Wilson ha organizzato la sua prima big band nel 1944, che sfoggiava un intrigante mix di swing e bop e la presenza di musicisti come Melba Liston e Snooky Young, ma quella esperienza è durata solo tre anni. Dopo aver suonato per Count Basie e Dizzy Gillespie nel 1947 e nel 1948, Wilson uscì dal business della musica per un certo periodo, buttandosi nel commercio di generi alimentari. Dopo un ritorno provvisorio come bandleader nel 1952, ci sono voluti parecchi anni per tornare gradualmente al jazz a tempo pieno, finendo anche per fare l’attore in tv.

Nel 1961, dopo aver sperimentato con una band per quattro anni, Wilson ha formato una nuova orchestra che ha fatto una serie di album di livello eccelso per la Pacific jazz, con solisti del calibro di Teddy Edwards, Bud Shank, Jack Wilson e Joe Pass. Le sue doti sopraffine di arrangiatore gli hanno permesso di lavorare nel campo delle colonne sonore di produzioni cinematografiche e di programmi tv, lavorando anche come arrangiatore per cantanti come Al Hibbler, Bobby Darin e Johnny Hartman e fornendo suoi contributi anche alla band di Duke Ellington e persino per la Los Angeles Philharmonic.

 Wilson ha continuato a guidare big band anche successivamente, attraverso gli anni ’80 e ’90, divenendo uno dei decani e più rispettati musicisti della scena jazz di Los Angeles. Tra la fine degli anni ’90 e primo decennio degli anni 2000 è rimasto brillantemente attivo, sfornando una serie di album di livello assoluto, non perdendo una stilla della propria energia e creatività musicale: Theme for Monterey (MAMA/Summit 1997), New York, New Sound (Mack Avenue Records, 2003), In My Time (Mack Avenue 2005), Monterey Moods (Mack Avenue, 2007), Detroit (Mack Avenue, 2009), Legacy (Mack Avenue, 2011).

Nell’occasione di questo scritto di ricordo, propongo tre brani. Il primo è suo un tema stupendo in 3/4 (suonato peraltro magnificamente anche dall’orchestra di Bob Florence). Il secondo propone un notevole e sapiente arrangiamento su Equinox di Coltrane e il terzo è semplicemente un filmato di metà anni ’60, che vede l’orchestra in azione su Milestones con la presenza di solisti eccezionali tra i quali mi pare di aver riconosciuto Buddy Collette al contralto, Teddy Edwards al tenore e Jack Wilson al pianoforte, oltre naturalmente al leader alla tromba. Buon ascolto.

Jack Wilson al piano

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