Ralph Sutton & Dick Hyman: due grandi sottovalutati

La storia del jazz è disseminata di personaggi che non sono stati degli innovatori, ma sono stati dei superbi strumentisti e interpreti della musica “inventata” (termine abbastanza improprio nel caso del jazz) da altri, fornendo un contributo musicale per nulla trascurabile. Uno degli approcci assai discutibili su questa musica, che purtroppo va ancora per la maggiore nel nostro paese, è quello che si propone di narrare una storia con modalità molto prossime a quella  prodotta dalla grande tradizione musicale europea, ossia, detto in modo sintetico anche se sommario, fatta da una sequenza di grandi menti, da Palestrina a Stockhausen e oltre, con i quali è sostanzialmente possibile descrivere le trasformazioni musicali avvenute attraverso i secoli, dal Rinascimento alla contemporaneità. Peccato che nella tradizione musicale americana, e soprattutto africano-americana cui il jazz appartiene, tale modello descrittivo mal si adatta ad una cultura e un linguaggio dalle caratteristiche collettive e non elitarie, nel quale vi è stato il contributo plurimo di personaggi e vernacoli quasi inestricabile, dal quale è difficile scindere nettamente singoli contributi. Per cui, giusto per fare qualche esempio, se studi Louis Armstrong è inutile farlo anche con Muggsy Spanier, così come se si studia Charlie Parker pare perfettamente inutile farlo anche con Sonny Stitt. In questo modo, oltre a perdersi parecchia musica di livello superiore, si tende a costruirsi una epopea abbastanza falsata, fatta di miti e icone e una cultura musicale approssimativa, a macchia di leopardo, rischiando immeritate sottovalutazioni artistiche.

In questa tipologia, possono rientrare i casi di due eccellenti pianisti come Ralph Sutton (1922-2001) e Dick Hyman (del 1927 e ancora in vita). Entrambi certo non degli innovatori, ma sta di fatto che se si ascoltano i loro lavori discografici si rimane quasi stupiti dal livello musicale raggiunto. Sutton è più specializzato nel rivisitare lo stride piano e il lavoro di un genio come Fats Waller (peraltro oggi bellamente dimenticato dai più, immolato, come tanti altri, sull’altare di un “progressismo” jazzistico che sta solo nella mente di chi lo propugna), mentre Hyman è un vero e proprio musicista eclettico, preparatissimo, in grado di suonare magnificamente in quasi tutti gli stili del jazz. Provare ad ascoltare qualcosa di entrambi per credere.

A tal proposito, per questo fine settimana propongo tre brani rintracciati in rete. Il primo è tratto da una esibizione concertistica di Sutton che rilegge una nota composizione pianistica di Bix Beiderbecke. Il secondo è un celeberrimo tema di Fats Waller estratto da un lavoro discografico prodotto insieme dai due pianisti. Infine, il terzo è preso da un piano solo di Hyman relativo alla splendida serie di registrazioni della Concord fatte alla Maybeck Recital Hall, tutta dedicata a grandi pianisti. Una sorta di percorso musicale all’interno della musica americana fatto attraverso il sapere di tanti grandi pianisti di diverse generazioni, molti dei quali inspiegabilmente sottostimati. Un progetto discografico che meriterebbe una analisi a parte per il suo valore indiscutibile e di cui certi appassionati votati un po’ ottusamente al suddetto “progressismo” fanno fatica a comprenderne il valore, non solo documentale.

Buon ascolto e buon fine settimana.

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