La magia di Steve Lacy & Mal Waldron

Steve Lacy e Mal Waldron hanno formato un duo tra anni ’80 e ’90 (ma la loro relazione artistica risale a ben prima) che ha prodotto jazz spesso di livello strepitoso, grazie anche ad una intesa perfetta e ad una integrazione stilistica davvero non comuni da rintracciare, senza dimenticarsi della grande capacità solistica e della profonda cultura jazzistica, dalla tradizione sino alle posizioni più avanzate, in possesso di entrambi. La discografia presenta diversi lavori prodotti dal duo quasi tutti di livello, al minimo, pregevole, alcuni anche dei capolavori del genere. Spiccano, oltre alla presenza di eccellenti contributi compositivi di entrambi, una rilettura profonda e originale di pagine di alcuni tra i maggiori compositori del jazz, come Thelonious Monk (Lacy è forse il più grande interprete dell’eccentrico ma geniale pianista della Carolina), Duke Ellington & Billy Strayhorn e Charles Mingus.

La capacità di entrambi di suonare in contesti improvvisativi molto variegati, anche jazzisticamente poco ortodossi, è stata talvolta mal interpretata, specie dai sedicenti “puristi” (categoria per il jazz infima e pericolosa tanto quanto i sedicenti “progressisti”, apparentemente per ragioni opposte, ma metodologicamente assai più simili di quanto non sembri in prima istanza, per rigidità di pensiero). Una delle tante fesserie che si sono viste raccontare, ad esempio, su Lacy è che non avesse swing. Una autentica barzelletta per un musicista che ha iniziato a suonare persino nelle band Dixieland negli anni ’50 e con protagonisti e repertorio delle band swing di Kansas City, senza contare che basterebbe ascoltarsi cosa combina in Just One of Those Things con Gil Evans per sgombrare il campo dal solito campionario di immotivati pregiudizi (a meno che sia un marchio indelebile per certuni l’aver lavorato negli stessi anni con uomini dalle proposte più avanzate, come Cecil Taylor), ma tant’è, ormai ci siamo abituati.

Ho avuto occasione di sentirli suonare dal vivo diverse volte, a memoria almeno in tre occasioni e in tutte e tre le circostanze ho avuto il piacere di ascoltare della musica magnifica. Non sto qui a incensare ulteriormente le abilità di Steve Lacy, suggerendo invece di approfondire anche la (sterminata) discografia di Mal Waldron, che è stato un artista vero del jazz, al di là del suo inconfondibile stile pianistico molto percussivo ed iterativo, nonché uno straordinario compositore (basterebbe citare uno standard battutissimo come Soul Eyes, o quel Left Alone dedicato alla grande Billie Holiday e al dramma della sua esistenza).

Per questo inizio settimana, propongo una rilettura di una delle più note composizioni di Mingus e un classico del Be-bop: jazz che più jazz non si può.

Buon ascolto.

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