I duetti di Lee Konitz

La carriera di Lee Konitz, uno dei più grandi improvvisatori bianchi del jazz, sta ormai volgendo al termine, per quanto risulti ancora attivo alla veneranda età di 89 anni, ma rimane la sua musica da apprezzare, contenuta in una discografia quasi sterminata.

Senza pretesa qui di analisi, per un artista che meriterebbe un approfondito saggio, si può dire in estrema sintesi che egli abbia sempre lavorato sulla rielaborazione del song americano e degli standard, intendendo questo anche a livello compositivo, poiché gran parte delle sue composizioni sono in realtà delle sofisticate ri-costruzioni melodiche sulle strutture armoniche  di celebri brani, secondo il modello appreso dalla scuola di Lennie Tristano, dalla quale peraltro era emerso. Ovviamente la metodologia era sostanzialmente ancora quella derivata dagli uomini del be-bop, con ovvio particolare riferimento a Charlie Parker, ma “intellettualizzata” e portata in un certo senso alle estreme conseguenze. Sul piano stilistico, inteso in approccio allo strumento, il riferimento a Bird era al tempo della sua comparsa sulla scena musicale quasi obbligatorio per qualsiasi moderno improvvisatore, tuttavia si può dire che il suo stile (e ancor più quello di un altro collega bianco originalissimo sullo strumento e sempre troppo poco citato, come Paul Desmond) fosse già parecchio personale e distinto da quello di Parker, tanto che, a differenza di altri contraltisti più fedeli al modello parkeriano,  è sempre stato riconoscibile sin dal primo ascolto. In sostanza si è trattato di uno dei primissimi strumentisti a rielaborare il linguaggio parkeriano verso un allargamento di orizzonti nelle possibilità di improvvisazione.

Alcune versioni sue di noti standard sono rimaste dei capolavori inarrivabili (una su tutte, quella di All The Thins You Are registrata nel 1953 in compagnia di Gerry Mulligan e Chet Baker, che peraltro accompagnano in sottofondo Konitz solo verso la fine del suo strepitoso assolo). Konitz ha sempre manifestato una grande cultura jazzistica, sapendo guardare indietro nella profonda tradizione, ma anche aprirsi al nuovo che man mano emergeva, senza preclusioni stilistiche. Per questo nella sua discografia si ritrovano rielaborazioni moderne del jazz tradizionale, ma anche attenzione per, ad esempio, le composizioni di un eccellente autore come Chick Corea, al tempo discusso per le sue divagazioni musicali extra-jazzistiche (ma solo per i soliti immancabili “puristi”/moralisti) e, al tempo stesso, in compagnia di musicisti appartenenti all’area della libera improvvisazione e/o della cosiddetta “avanguardia”.

Ci sarebbe tanto da dire, ma mi fermo qui, proponendo un celeberrimo brano di Louis Armstrong, contenuto nell’eccezionale disco The Lee Konitz Duets eseguito in compagnia di Marshall Brown al trombone a pistoni e all’euphonium, con l’aggiunta di parti sovraincise con l’utilizzo del sax baritono. Konitz ricalca ad un certo punto nota per nota il geniale assolo di Satchmo, riuscendo mirabilmente a mantenerne la freschezza e per certi versi pure ad esaltarne la musicalità. Un lavoro davvero ben fatto, con la cura tipica di chi, andando ben oltre il semplice dovuto rispetto per certo genio musicale, dimostra del vero e proprio amore per la musica alla quale si è dedicato.

Buon ascolto.

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