Il violino di Zach Brock

E’ impressionante notare quanti talenti del jazz contemporaneo siano ancora pressoché ignoti (e ignorati) nel nostro paese, a causa di una proposta concertistica che definire limitata e ripetitiva è dir poco. La cosa peraltro succede a musicisti già ormai sulla quarantina e che da tempo godono invece di un consolidato riscontro negli U.S.A. Il fatto si manifesta con maggior gravità se poi si pratica l’uso di uno strumento così particolare per il jazz come il violino. I violinisti sono sempre stati un po’ emarginati nel jazz, nonostante la bellezza del lavoro prodotto da musicisti come Joe Venuti, Stephane Grappelli, Ray Nance o Stuff Smith e altri più recenti, tra l’altro per lo più europei inspiegabilmente dimenticati.

Uno di questi casi è il violinista Zach Brock (2 August 1974 in Lexington, Kentucky), che infatti ha già da tempo superato i 40 anni e che si è rivelato come uno dei più interessanti continuatori dell’esperienza violinistica portata avanti negli anni ’70 da Jean Luc Ponty e Zbigniew Seifert, violinisti jazz europei le cui opere meriterebbero una adeguata riscoperta.

Brock ha avuto un percorso di avvicinamento al jazz interessante e molto particolare. Ha cominciato a suonare il violino a 4 anni, provenendo da una famiglia di musicisti e muovendosi in un contesto di musica popolare. Il nonno suonava il trombone e gestiva un negozio di musica ancora attivo a Lexington, la madre suona il pianoforte e insegna canto, il padre è stato un trombettista, passato poi alla chitarra durante il boom della musica popolare negli anni ’60, prima di praticare studi di giurisprudenza.

Il 30 ottobre 1992, mentre era al secondo anno di studi classici ad Evanston, Brock ebbe a subire un grave incidente stradale con un auto mentre andava in bicicletta. L’urto gli ruppe praticamente ogni osso sopra la caviglia della gamba sinistra e ciò gli rallentò il proseguimento degli studi per lungo tempo. Provvidenzialmente, la testa, il collo e le braccia sono sfuggiti al grave danno, il che significava che avrebbe potuto ancora suonare il violino. Nel corso dei successivi tre anni, Brock ha subito una serie di interventi chirurgici per correggere il danno e una lunga e faticosa riabilitazione.

Riuscì a tornare a Evanston  solo nella primavera del 1994, ma ci è voluto ancora un anno prima che potesse riprendere gli studi a pieno regime. Durante questo periodo di tempo, il suo maestro, prof. Kartman, lo tenne in esercizio dandogli gratuitamente lezioni settimanali, stimandolo come uno degli studenti più dotati della scuola. Brock, infine, è riuscito a laurearsi solo nel 1999, con quattro anni di ritardo, ma il ritardo è stato ben speso: “Da allora ho capito quello che volevo fare” dice, ossia, suonare jazz per sempre. L’interesse di Brock per il jazz, incoraggiato anche dal prof. Kartman, lo aveva comunque convinto che la formazione a livello di conservatorio presso la Northwestern gli sarebbe servita molto. Già mentre stava finendo gli studi, Brock aveva comunque iniziato a suonare jazz al Café Express, un locale della città dove ha avuto modo di conoscere Aaron Weistrop, il quale aveva una propria band per cui Brock iniziò a suonare e ad intraprendere una carriera da compositore. Con quella band riuscì ad esibirsi anche oltre Evanston, facendosi notare anche nei locali di Chicago. Lasciata quella formazione intorno al 2000, Brock ha formato il suo primo gruppo da leader, The Coffee Achievers, andando in tour anche oltre Chicago e proponendo una miscela estroversa ed energica di jazz e pop-rock, caratterizzata sia da piacevoli temi scritti che da parti improvvisate. Con questa formazione Brock ha pubblicato alcuni album su etichetta Secret Fort Records, permettendo di divulgare il proprio talento ad un più vasto pubblico. Ben presto è venuta la decisiva conoscenza di Stanley Clarke, entrando a far parte della sua band in un tour concertistico. Una intuizione fondamentale gli è venuta proprio da Clarke, che aveva interagito a suo tempo con Jean Luc Ponty, portandolo ad abbandonare il violino a cinque corde, riorientandolo sullo strumento a quattro corde, secondo lo standard dello strumento nel 16 ° secolo. Da allora Brock suona sia un violino regolare che un violino elettrico a cinque corde.

Un altro incontro cruciale nella carriera di Brock si era manifestato in precedenza, poco dopo che Brock aveva lasciato la Northwestern, avendo modo di prendere alcune lezioni dal chitarrista Pat Martino. Martino gli aveva suggerito l’inutilità di suonare il violino come un sassofono e che avrebbe invece dovuto ritagliarsi un suono più propriamente “violinistico”, in modo da poter diventare più espressivo sullo strumento.

Dal 2005 Brock  si è trasferto con la moglie a New York, tappa obbligata per qualsiasi musicista desideri farsi conoscere, in quanto riconosciuta capitale mondiale del jazz. “Così ci siamo spostati da questo incredibile luogo, il Ravenswood a Chicago – che aveva due camere da letto, due bagni, un parcheggio recintato e una terrazza panoramica – ad uno di 500 piedi quadrati infestato da scarafaggi e topi, in Prospect Heights [Brooklyn]”. Evidentemente era il prezzo da pagare per godere di una maggiore visibilità.

Nel più recente periodo Brock ha inizato a incidere per Criss Cross, producendo già diversi interessanti lavori, come l’album Almost Never Was con partner di alto livello come il pianista Aaron Goldberg, il bassista Matt Penman e il batterista Eric Harland, in cui si assiste ad una impennata di lirismo nella sua musica. Anche l’incontro e l’amicizia con il pianista Phil Markowitz sta producendo una interessante collaborazione  che ha dispensato Perpetuity, un CD inciso con Jay Anderson al basso acustico, Lincoln Goines al basso elettrico, Obed Calvaire alla batteria e Edson “Café” da Silva percussioni e voce.

Il veterano critico del Los Angeles Times Don Heckman ha scritto a proposito di Brock: “Aggiungere Brock alla piccola lista dei violinisti significa trovare il modo di colmare il baratro potenzialmente pericoloso tra il violino e il jazz.” 

In rete ho rintracciato alcuni brani presi da diverse sue esperienze che qui vi propongo in una sorta di panoramica.

Buon ascolto.

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