Un sassofonista quasi dimenticato: John Klemmer

John Klemmer (nato il 3 luglio, 1946) è un eccellente sassofonista e compositore americano di cui non si parla quasi più, anche perché a un certo punto si è perso nei meandri di una musica più “easy listening” ma che tra anni ’60 e  ’70 si rivelò uno straordinario improvvisatore che andrebbe riascoltato e rivalutato. In realtà si è trattato di un eclettico dagli interessi artistici estremamente vari, non solo musicali, in grado di assorbire approcci tra i più disparati, toccando stili e mondi differenti tra jazz, rock-jazz, fusion, smooth jazz (di cui è considerato uno dei fondatori), pop, new age, ma anche musica per big band e per il cinema. Non tutto ciò che ha prodotto perciò è musicalmente interessante, ma i dischi di jazz che ha fatto sono di livello assoluto e tra i migliori esempi riguardo al sassofonismo post-coltraniano. Nel suo fraseggio e nel suo timbro strumentale si colgono diverse influenze, anche profondamente immerse nella tradizione sassofonistica del jazz. Si sente certo la forte influenza di John Coltrane (specie quello dell’ultimo periodo), ma personalmente ci sento anche Dexter Gordon e il suono più “sporco” a la Archie Shepp e, a tratti, specie sul registro alto, pure quello di Gato Barbieri.

Klemmer è nato a Chicago, Illinois, dove ha iniziato a suonare la chitarra all’età di 5 anni e il sassofono contralto all’età di 11. Dopo il passaggio al sax tenore al liceo, ha partecipato attivamente alla scena jazz della “Windy City”, suonando con gruppi musicali di diversa estrazione stilistica. Ha svolto ampi studi musicali, prendendo lezioni private da giovane e al college in pianoforte, conduzione, armonia, teoria e composizione, suonando pure il clarinetto e flauto. Ha approfondito lo studio del sassofono e dell’improvvisazione con il maestro di Chicago Joe Daley. Nella seconda metà degli anni ’60, Klemmer ha firmato un contratto per Cadet / Chess Records, registrando i suoi primi cinque dischi per quell’etichetta, tra cui il suo innovativo album, Blowin’ Gold, considerato da molti come il primo di fusione tra rock e jazz.

Klemmer condusse i suoi primi gruppi da leader in tour negli Stati Uniti accompagnato da ottimi musicisti di Chicago, come Jodie Christian, Wilbur Campbell e Cleveland Eaton, e, di tanto in tanto, suonando in tandem con rinomati artisti come Eddie HarrisOscar Brashear e vari artisti rock come James William Guercio (in seguito produttore di Blood, Sweat & Tears e Chicago). Si trasferisce poi a Los Angeles, diventando per breve tempo solista chiave e arrangiatore nientemeno che della big band di Don Ellisentrando pure a far parte del tour europeo e africano di Oliver Nelson commissionato dal Dipartimento di Stato americano. Negli anni successivi  si è concentrato principalmente sul genere jazz-rock, tornando sporadicamente al jazz vero e proprio, in modo peraltro assai brillante, producendo dischi notevoli per Impulse!.

Alcuni suoi dischi meritano senz’altro l’apprezzamento degli intenditori, alcuni dei quali sono considerabili dei veri capolavori di improvvisazione. Dischi ad esempio come Nexus One (For Trane) – For Duo And Trio, del 1979 (Arista-Novus, ristampato in CD da RCA-Bluebird) e registrato in compagnia del bassista Bob Magnusson e il batterista Carl Burnett (spesso accompagnatori anche di Art Pepper) sono da considerare tra i massimi del genere e che ogni appassionato che si rispetti dovrebbe perlomeno conoscere.

Il suo continuo mutamento nella direzione musicale da intraprendere gli ha creato in carriera qualche polemica e speculazione di troppo sulle sue intenzioni artistiche, accumulando giudizi severi tra critica e appassionati del jazz, ma Klemmer rimane indubbiamente un grande talento musicale e certamente un grande improvvisatore del jazz, che certo non può scordarsi di esserlo e di esserlo stato.

Per questo inizio settimana propongo questa lunga, impressionante versione di un classico del jazz, decisamente personalizzata, in cui potrete apprezzare tutto il suo magistero.

r-1262733-1308711534-jpegBody And Soul

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