Jarrett e il piano solo improvvisato

61tiday8jsl-_sl1200_Raramente un fenomeno musicale ha fatto discutere, dibattere ed accapigliare quanto il pianoforte improvvisato di Keith Jarrett, coinvolgendo trasversalmente strati di un uditorio di appassionati, critici e musicologi tra i più vasti e disparati, generando vere e proprie schiere di fan e altrettanti convinti detrattori, contrapposte tra loro in modo a volte curiosamente e discutibilmente fazioso. Eppure, (o forse proprio per questa ragione), a distanza di più di quattro decenni dalla pubblicazione del suo primo lavoro in piano solo, l’ormai storico Facing you, una analisi dell’opera discografica e concertistica del minuto pianista di Allentown sembra ancora lungi dall’essere stata effettuata. Ciò non è probabilmente un caso, poiché l’inconsapevole tendenza dei più a trattarlo come “personaggio”, in modo spesso pregiudiziale e superficiale, impedisce una valutazione critica sul vasto corpus discografico di questo che invece andrebbe considerato come uno dei musicisti americani più importanti comparsi nella seconda metà del Novecento.

 In realtà, non è questa però l’unica e un po’ semplicistica ragione a causare un distorto approccio critico. Ve n’è, infatti, una ben più profonda e precisa, strettamente legata al caratteristico caleidoscopico mondo jarrettiano, fatto di una molteplicità di materiali e riferimenti culturali, sia più propriamente musicali, ma anche, e non subordinatamente, extra musicali, attingendo in maniera non particolarmente sistematica a fonti d’ispirazione che per provenienza geografica, culturale, sociale e non ultima, religiosa, spaziano in modo peculiarmente eterogeneo ed eterodosso. Un modo che è tipico di un’ “americanità” da lui in fondo così ben rappresentata. Questo quasi enciclopedico ed eclettico attingere, per così dire, all’ enorme bacino culturale del mondo sembra cioè essere la causa primaria, non solo della sua ispirazione e creatività musicale, ma anche paradossalmente la ragione della grande difficoltà di collocazione stilistica e di metodologia interpretativa in cui viene a trovarsi chiunque tenti di attribuire un giudizio critico organico alla sua opera pianistica, sviluppata in circa quattro decenni di personale percorso musicale…

In vista della prossima uscita, il 18 novembre, di A Multitude Of Angels, un set di 4 CD che documenta concerti in piano solo tenuti in Italia da Jarrett nell’autunno 1996, precisamente a Modena, Ferrara, Torino e Genova, e se vi interessa, potete proseguire la lettura di questo mio scritto di qualche anno fa dedicato alla sua opera in piano solo al seguente link .

Come eventuale sottofondo per la lettura vi propongo la prima parte del concerto tenuto da Jarrett a Bregenz nel 1981 che è da annoverare tra le sue cose migliori nel genere (sicuramente i primi 10 minuti).Buon ascolto e buon week end di fine ottobre.

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