Guarda un po’ chi c’è in sezione…

Le orchestre nella tradizione del jazz hanno avuto per lungo tempo un ruolo primario sotto vari aspetti e per varie ragioni. Certamente è stato predominante nel periodo della Swing Era (andato ben oltre quella sorta di enorme pista da ballo spesso descritta in modo semplicistico e superficialmente generico nella narrazione nostrana del genere, riducendolo quasi a una esclusiva parentesi “commerciale” e di puro intrattenimento di cui dimenticarsi e  sbarazzarsene velocemente, constatando che da noi si è sempre frainteso sotto un filtro eurocentrico il ruolo del ballo e del movimento corporale associato alla musica in quel preciso contesto culturale, che invece l’ha sempre ritenuto inscindibile), ma assai significativo anche dopo, sino ai nostri giorni, pur tra crescenti difficoltà organizzative ed economiche che ne hanno rarefatto la presenza. Non si può tuttavia non constatare come il jazz abbia oggi preso una piega più orientata su ambiti formali ristretti, arrivando sino alle esibizioni in duo e persino in solo, dedicate principalmente allo sviluppo dell’improvvisazione. Il che è un peccato, in quanto le big band hanno contribuito a forgiare una molteplicità di compositori e arrangiatori, alcuni grandissimi, e giovani talenti che poi si sono saputi affermare da leader di propri gruppi, mettendo a frutto le esperienze accumulate all’interno di tali contesti.

Una delle specificità delle orchestre jazz è certamente quella di “obbligare” a approfondire il linguaggio improvvisato in un contesto formale molto strutturato e scritto, cercando perciò quell’equilibrio tra scrittura ed improvvisazione che è sempre stato il dilemma del jazz e che ancora oggi costituisce uno dei nodi che ogni jazzista degno di questo nome deve saper sciogliere. Un equilibrio ricercato e trovato forse solo da grandi menti, come quelle di Duke Ellington, Charles Mingus e pochi altri, e che in definitiva ha permesso di ricavare diversi capolavori di questa affascinante musica.

Tra le orchestre che hanno avuto un ruolo importante nel jazz moderno e in particolare nel cosiddetto “mainstream” va annoverata la Mel Lewis & The Orchestra, figlia della memorabile orchestra fine anni ’60/70 gestita dal batterista assieme al trombettista, compositore e arrangiatore Thad Jones (sino al suo trasferimento in Danimarca di nel 1978), divenuta poi, dopo la morte di Lewis, Vanguard Jazz Orchestra, in quanto settimanalmente presente  e per diversi decenni al Village Vanguard di New York.

In rete sono riuscito a rintracciare un filmato della suddetta Mel Lewis Orchestra, di cui peraltro ero già da tempo in possesso in formato VTR, dove si possono per l’appunto ammirare alcuni giovani talenti che sono poi divenuti delle figure primarie sulla scena jazz dei decenni successivi e che sono ancora oggi pienamente attivi, ossia: Tom Harrell, Joe Lovano e Kenny Garrett (ma se non erro in quella orchestra vi è stato pure un giovane Steve Coleman), a conferma del ruolo formativo di grandi improvvisatori sempre avuto dalle big band.

Il brano proposto è il celeberrimo Maiden Voyage di Herbie Hancock riarrangiato per orchestra e il filmato dovrebbe essere dei primi anni ’80. So che la successiva Vanguard Orchestra utilizzava solitamente un arrangiamento di Bob Mintzer su quel brano e potrebbe anche essere lo stesso, visto che il tenorsassofonista di New Rochelle risultava ingaggiato dalla formazione di Lewis (nell’edizione ancora con Thad Jones) nel 1978. Altro musicista completo da noi regolarmente e inspiegabilmente trascurato se non ci si esibisce in “intelligenti” e “colte” pernacchiette.

buon ascolto con questa chicca e buon week end.

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