Il multistrumentismo di Yusef Lateef

Yusef Lateef, nato William Emanuel Huddleston (Chattanooga, 9 ottobre 1920– Shutesbury, 23 dicembre 2013) è stato un importante e originale solista del jazz emerso nella seconda metà degli anni’50 e la cui carriera, stilisticamente assai variegata, si è sviluppata sino a poco prima della sua morte, avvenuta alla veneranda età di 93 anni. Si è trattato di uno dei primi autentici multistrumentisti che ha saputo sconfinare oltre la classica strumentazione occidentale (sassofono tenore, flauto, oboe, fagotto), andando a pescare anche in strumenti provenienti da culture di provenienza orientale e islamica, come shanai, raab, arghul, koto, flauti in legno cinese, culture di cui si è lungamente interessato introducendo nel jazz in largo anticipo l’idea di una World Music, di cui è considerabile uno dei primi esponenti.

In realtà è stato un eccellente specialista del sassofono tenore, dal timbro robusto e dalla pronuncia blues e funky inconfondibile, ma ha dato soprattutto un contributo decisivo ad un moderno utilizzo del flauto nel jazz, essendo stato anche tra i primi a suonarlo in quello stile “parlato” (utilizzato più spesso anche da Raashan Roland Kirk) divenuto poi famoso in ambito di rock per conto di Ian Anderson, membro dei Jethro Tull.

Lateef si convertì all’Islam nel 1950, diventando anche attivo  portavoce della Comunità Musulmana Ahmadiyya. Nato nel Tennessee, si trasferisce con la famiglia nel 1925 a Detroit, nel Michigan, dove entra in contatto con musicisti di rilievo della città, tra cui il vibrafonista Milt Jackson, il bassista Paul Chambers, il batterista Elvin Jones ed il chitarrista Kenny Burrell. Dall’età di 18 anni inizia a comporre musica in diversi gruppi jazz locali. Nel 1949 diventa membro dell’orchestra di Dizzy Gillespie, con la quale partecipa a diversi tour, cominciando a farsi notare nell’ambiente jazz. Nel 1957 inizia a registrare come leader per la Savoy Records fino al 1959, passando poi a incidere per Prestige e Riverside e sottoetichette varie un notevole e interessante numero di dischi. Dal 1962 al 1964 diventa componente del gruppo dei fratelli Nat e Cannonball Adderley, contribuendo in modo rilevante sia in termini di solista dotato di uno swing poderoso che di compositore. Dal ’63 al ’66 incide per l’etichetta Impulse! diversi dischi di alto livello, tra i suoi migliori in discografia, suonando con talenti emergenti come il trombettista Richard Williams ed il pianista Mike Nock.

Negli anni a seguire continua ad incidere e suonare nel mondo dedicandosi anche alla composizione a largo respiro. Non c’è stile musicale che non abbia affrontato, passando dal jazz-funk, alla new age (vedi album Yusef Lateef’s Little Symphony) sino a proposte più recenti decisamente prossime alla musica d’avanguardia (con il percussionista Adam Rudolph), con le quali ha praticamente concluso la sua lunga parabola artistica.

Nel 2010 ha ricevuto il riconoscimento quale “Jazz Master” dalla National Endowment for the Arts, il più alto riconoscimento nel jazz. È morto nel dicembre 2013 all’età di 93 anni nella città di Shutesbury.

Ammirando particolarmente il suo contributo come sassofonista e flautista, propongo due brani nei due ruoli. Il primo è un interessante video in cui suona al flauto in quartetto assieme a Kenny Barron al piano una versione di Yesterdays, mentre nel secondo si può ammirare il suo splendido timbro sassofonistico in un disco tra i primi incisi per Savoy assieme a Curtis Fuller al trombone Hugh Lawson al piano, Ernie Farrow (rabat) e Louis Hayes alla batteria. Buon ascolto.

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