Non dimentichiamoci di Bobby Timmons

Robert Henry “Bobby” Timmons (Filadelfia, 19 dicembre 1935 – New York, 1º marzo 1974) è stato uno dei pianisti e compositori più significativi a cavallo tra hard-bop e soul jazz, di cui è stato assieme ai fratelli Adderley (con i quali ha peraltro suonato) uno dei protagonisti. Il soul jazz spinse l’hard bop, già carico di blues e gospel, fortemente nella direzione della musica popolare afro-americana e verso una più marcata influenza della relativa church music. Timmons contribuì anche come compositore a definirne lo stile con brani divenuti celebri come Moanin’, Dat Dere, This Here e So Tired, caratterizzati dalla declamatoria forma responsoriale, tipica delle chiese nereNon a caso, Timmons crebbe allevato dal nonno ministro della chiesa di cui divenne l’organista a soli sei anni. La formazione musicale gospel, unita a una grande padronanza della mano sinistra, gli fu di aiuto per sviluppare una capacità di improvvisazione che avrebbe portato il pianista a sfoggiare energia ritmica e ricchezza melodica, sfociante in una caratteristica modalità di improvvisazione a block chords, quasi inconfondibile.

Trasferitosi a New York non ancora ventenne, Timmons divenne subito, assieme a Wynton Kelly, uno dei pianisti più richiesti della scena musicale metropolitana. L’esperienza più significativa fu quella nel 1956 con il gruppo di Chet Baker, che annoverava anche il sassofonista Phil Urso. Seguirono tantissime partecipazioni da sideman con i più svariati leader, tra cui: Hank Mobley, Sonny Stitt, Lee Morgan, Curtis Fuller, Maynard Ferguson, Art Pepper e Kenny Burrell, fino al suo approdo nel 1958 ai Jazz Messengers di Art Blakey, in una delle sue più rappresentative formazioni, arrivando così alla notorietà.

Lasciati i Jazz Messengers nel 1961, Timmons iniziò  una carriera come leader con una propria formazione in Trio, ma non riuscì a raggiungere il successo che ebbe assieme ai leader con cui aveva suonato in precedenza. Tuttavia, almeno i dischi incisi nei primi anni ’60 per Riverside, mostrano musica di non minore livello ed interesse e un pianista brillante e fantasioso che meriterebbero una adeguata riscoperta. La sua fortuna invece lentamente declinò e il pianista, che comunque non smise di essere attivo, fu devastato dalla dipendenza dall’alcol. Morì di cirrosi epatica a soli 38 anni di età, certamente una grave perdita per il mondo del jazz.

Propongo perciò oggi l’ascolto di In Person, uno dei suoi migliori dischi tra i sette incisi per la Riverside di Orrin Keepnews, in cui si possono ammirare al meglio tutte le sue doti di improvvisatore. Timmons in questa esibizione live al Village Vanguard di N.Y.C. è accompagnato niente meno che da Ron Carter al contrabbasso e Albert Heath alla batteria, Buon ascolto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...