Billy Harper e le nascenti etichette italiane del jazz

Gli anni ’70 per la diffusione del jazz in Italia, pur tra le mille contraddizioni che ho sottolineato in molti articoli del mio blog, sono stati in questo senso probabilmente gli anni d’oro. Arrigo Pollillo in quegli anni riuscì a portare la tiratura di Musica Jazz tra le 15-20.000 copie. Molti tra gli appassionati attuali in prossimità dei 60 anni si sono avvicinati a questa musica rimanendone affascinati proprio allora, periodo nel quale, tra l’altro, sono sorte diverse etichette indipendenti specializzate nel campo, tra cui sarebbero da citare almeno la Horo, o la Red Records, ma oggi vorrei concentrarmi più su Black SaintSoul Note, etichette da tempo defunte che hanno goduto di una forte notorietà e apprezzamento ben oltre l’ambito nazionale degli appassionati.

Black Saint è stata fondata nel 1975 da Giacomo Pelliciotti e pensata per dare una nuova opportunità di far incidere i musicisti della cosiddetta “avanguardia” dell’epoca. Pochi anni dopo, e precisamente nel 1979, nasceva la sorella Soul Note, pensata invece per gestire un roster di artisti un po’ più prossimo al cosiddetto “mainstream”. Giovanni Bonandrini, che era diventato già proprietario di Black Saint sin dal 1977, ne gestiva i relativi cataloghi, pur ammettendo che la distinzione non fosse, né doveva essere, così rigida.

A distanza di anni oserei dire che il catalogo Black Saint, decisamente più spinto verso le avanguardie, risulta mediamente un po’ più datato rispetto a quello della Soulnote, più vario e per me più interessante. Tuttavia la curiosità da sottolineare è che in realtà il disco del catalogo Black Saint targato col numero uno (e che ancora ho la fortuna di possedere in LP) è stato fatto registrare a Billy Harper nel 1975, all’epoca giovane brillante tenorsassofonista (che io prediligo particolarmente per il portentoso suono) di passaggio a Parigi per un tour concertistico europeo. Egli era tra i maggiori esponenti di quel gruppo di giovani jazzisti afro-americani, tra cui Stanley Cowell e Charles Tolliver, che avevano fondato l’etichetta Strata East che si riproponeva di documentare (assieme a Muse, Mainstream e Black Jazz Records) quel “modern mainstream” africano-americano che in quegli anni, muovendosi in parallelo all’avanguardia chicagoana del periodo, risultava particolarmente creativo e in grado di fagocitare certe istanze delle più recenti innovazioni portate dal movimento Free, trasferendole all’interno della grande tradizione afro-americana del jazz. Propongo perciò per l’inizio settimana un brano del disco di Harper.

La formazione elenca nomi di un certo interesse, come il pianista Joe Bonner oggi quasi dimenticato e costituita da:

Billy Harper (sax tenore), Virgil Jones (tromba), Joe Bonner (piano), David Friesen (contrabbasso), Malcom Pinson (batteria)

Buon ascolto.

downloadCall Of The Wild and Peaceful Heart

 

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