Una chicca e una curiosità

Michael Brecker è forse stato il più importante e influente sax tenore dell’era post coltraniana, portatore di diversi elementi di innovazione sul piano tecnico-strumentale, come ben sanno tutti i sassofonisti che praticano lo strumento.

Si è trattato di un grandissimo e versatile improvvisatore in possesso di una vasta preparazione tecnica ed armonica che gli permetteva di suonare quasi sempre alla grande in qualsiasi contesto musicale, ma la cosa che si è sempre poco sottolineata è che aveva uno senso del tempo eccezionale, cosa che era già emersa sin dalle sue prime registrazioni con la band di Horace Silver nel 1973 (si ascolti cosa combinano lui e suo fratello Randy in In Pursuit of the 27th Man). Tutto ciò si nota sempre più, man mano passano gli anni dalla sua scomparsa, avvenuta prematuramente nel gennaio 2007 per grave malattia a soli 57 anni.

Come molti altri grandi musicisti emersi sulla scena del jazz negli ultimi 40 anni che hanno dimostrato di saper suonare e improvvisare come pochi altri (un tratto della relativa musicalità per taluni davvero imperdonabile), riscuotendo anche una certa popolarità e successo (cosa ancor più imperdonabile), Brecker è stato spesso stroncato da certa nostra critica che, spacciando talvolta per “scientifica” (?) la propria analisi musicale (peraltro dimostrando di avere una assai dubbia nozione di “Scienza” per poter usare nell’arte musicale un tale aggettivo), ha parlato per decenni di “muscolarità” e sterile tecnicismo nei suoi confronti, appellandolo in modo spregiativo per semplice “notaiolo”. Per tutto il resto del mondo, e ancor più nel mondo dei musicisti seri che ben sanno cosa sapeva fare sullo strumento, Brecker è considerato un grande, perfettamente inseribile nella prestigiosa tradizione tenorsassofonistica del jazz.

Per l’ascolto odierno propongo un suo assolo trascritto su Confirmation di Charlie Parker, uno dei brani del bop più ostici da suonare per i continui cambi di accordo e per la sofisticazione ritmica della linea melodica, in una registrazione effettuata in duo, con la curiosità di Chick Corea che lo accompagna alla batteria (strumento con il quale se non ricordo male cominciò la sua carriera musicale e che spiega il grande senso ritmico che Chick dimostra spesso sulla tastiera). Il brano proviene dalla seduta di registrazione di inizio anni Ottanta prodotta per conto del pianista e intitolata Three Quartets. Inizialmente non fu pubblicato nell’edizione in LP e solo successivamente fu messo nelle riedizioni in CD. Corea proveniva da una serie di dischi nell’ambito del rock-jazz (crossover) con le varie edizioni dei Return To Forever, copiosamente stroncato dalla critica dell’epoca (che poi in gran parte è la stessa di oggi, solo tristemente invecchiata), dato per ormai perso per il jazz. Ci tornò invece con questo disco di notevole livello, smentendo così una delle tante errate previsioni “scientifiche” della nostra suddetta critica.

Buon ascolto

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