Fuoco e lirismo nella tromba di Blue Mitchell

Richard Allen Mitchell (Miami, 13 marzo 1930 – Los Angeles, 21 maggio 1979), noto ai più come Blue Mitchell, è stato uno tra i più grandi trombettisti emersi dall’hard bop di fine anni ’50, per quanto meno noto e dallo stile meno appariscente rispetto ad altri emersi in quel periodo ricchissimo di grandissimi solisti. Mitchell ne soffrì un poco, ma in realtà era in possesso di doti eccelse a livello di nitidezza del suono e capacità di improvvisazione e oggi meriterebbe una adeguata riscoperta e una rinnovata attenzione da parte degli appassionati.

Iniziò a studiare lo strumento a 17 anni, nelle scuole superiori influenzato dalla musica di Dizzy Gillespie, finite le quali si spostò a New York per suonare nella formazione di rhythm and blues di Paul Williams con Earl Bostic e Chuck Willis e lì conobbe il sassofonista Benny Golson. Incise di sfuggita un paio di facciate con Lou Donaldson per uno dei primi album Blue Note del sassofonista nel novembre 1952. Dopo il suo ritorno a Miami nel 1955, fu ascoltato da Cannonball Adderley (anch’egli della Florida) che ne rimase impressionato, convocandolo ad inizio luglio del 1958 per registrare l’album Portrait of Cannonball per l’etichetta Riverside, creandogli anche l’opportunità di incidere il suo primo disco da leader (Blue Mitchell Big 6) il giorno dopo quell’incisione e una serie di altri eccellenti titoli negli anni successivi per la stessa casa discografica.

Mitchell accrebbe velocemente la sua fama venendo ingaggiato da  Horace Silver, dal 1958 al marzo del 1964. in una delle edizioni più stabili dell’ Horace Silver Quintet, composto appunto da Blue Mitchell (tromba), Junior Cook (sax tenore), Horace Silver (pianoforte), Eugene Taylor (contrabbasso) e Louis Hayes (batteria). Sciolta questa formazione, Mitchell formò dal 1963 un gruppo nel quale figuravano Al Foster e il giovane emergente  Chick Corea, incidendo per Blue Note fino al 1969 (con gli ultimi due album già in zona crossover in formazioni orchestrali); successivamente il trombettista si stabilì a Los Angeles, in California, suonando e registrando in vari contesti più popolari, tesi cioè sempre più verso il soul e il funk.

Mitchell ha inciso molto anche in qualità di sideman, lavorando con artisti del calibro di Jimmy Smith, Jackie McLean, Elmo Hope, Tina Brooks, Johnny Griffin e Stanley Turrentine, tra gli altri. Dalla personalità non dirompente e dal carattere relativamente timido, Mitchell tendeva a rendere meno in sala di registrazione rispetto all’enorme talento disponibile, ma questo non gli impedì comunque di ottenere ottimi risultati musicali ed essere stimato e amato da molti colleghi musicisti. Il suo stile mostrava una miscela ben fatta tra fuoco e lirismo, davvero non comune nei trombettisti hard-bop del periodo (in un certo senso potrebbe essere assimilato ad un altro grande come Art Farmer). Morì prematuramente di cancro il 21 maggio 1979 a Los Angeles all’età di 49 anni.

Propongo l’ascolto di un brano proveniente da uno dei suoi dischi più significativi incisi da leader e più in generale uno dei migliori in quartetto con trombettista, ossia Blue’s Moods, accompagnato nientemeno che da Wynton Kelly (piano), Sam Jones (bass) e Roy Brooks (drums).

Buon ascolto

blue-mitchell-picI’ll Close My Eyes 

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