L’ultima pagina di Phil Woods

Phil Woods è stato senza ombra di dubbio uno dei più grandi altosassofonisti della storia del jazz, certamente dell’era post-parkeriana. La fortissima, inevitabile, ma anche un po’ ingombrante, influenza di Parker sul sassofonismo moderno (almeno sino all’avvento di Coltrane) ha comportato una diffusa catalogazione critica un po’ affrettata e superficiale su quasi tutti gli altosassofonisti della generazione successiva a Bird, derubricati spesso a semplici suoi “cloni”. Il che non ha permesso di identificare le peculiarità distintive di molti di loro e relativi contributi, poi non così trascurabili come si è talvolta lasciato intendere. Tra questi si potrebbero citare, oltre a Woods, Sonny Stitt, Cannonball Adderley, Art Pepper e Jackie Mc Lean, per esempio, tutti musicisti parkeriani sino al midollo, ma per i quali oggi paiono abbastanza chiare le differenze di personalità e di stile dal comune riferimento e fra di loro. Prendendo giustappunto le mosse da Bird, Woods in realtà è riuscito a modellare un suono personale, perfettamente riconoscibile dopo poche battute di ascolto, oltre ad adattare un solismo di impostazione parkeriana alle rapide mutazioni avvenute tra gli anni ’50 e ’60 nel jazz moderno dopo la mitica era del Be-bop. Woods ha saputo imporsi nei più diversi contesti, sia in qualità di leader che di sideman, nei piccoli gruppi e nelle big band con i più grandi protagonisti del jazz e non solo. Ha lavorato con  Charlie Barnet, Jimmy Raney, George Wallington, Dizzy Gillespie, Buddy Rich, Quincy Jones, Oliver Nelson, Benny Goodman, Sonny Rollins, Benny Carter, Thelonious Monk, Lee Konitz, Tito Puente, Clark Terry, Jon Hendricks, Tommy Flanagan, Red Mitchell, Tom Harrell, Billy Joel, Paul Simon, Stephane Grappelli, Louie Bellson, Michel Legrand. Era stimatissimo da grandi big band leader e arrangiatori come Quincy Jones e Oliver Nelson, per i quali ha fornito contributi decisivi nelle loro migliori opere, ma ha saputo anche attraversare le innovazioni del jazz modale, imprimendo una svolta alla qualità del cosiddetto “jazz europeo” a fine anni ’60 con l’European Rhythm Machine, composta da alcuni tra i più significativi musicisti europei del tempo quali erano George Gruntz, Gordon Beck, Daniel Humair e Henry Texier. Negli anni ’80 il suo gruppo con Tom Harrell alla tromba, Mike Melillo (o Hal Galper) al piano, Steve Gilmore e Bill Goodwin a completare la ritmica, fu uno dei più acclamati e seguiti del periodo. Woods ci ha lasciati giusto un anno fa alla bella età di 84 anni, lavorando quasi sino all’ultimo.

Oggi propongo però un disco, Musique Du Bois (un Muse, pubblicato al tempo per il mercato nazionale in LP anche sotto la defunta Vedette come Back in New York) che è tra i migliori suoi mai registrati, con una ritmica stratosferica costituita nientemeno che da Jaki Byard al piano, Richard Davis al contrabbasso e Alan Dawson alla batteria.

Buon ascolto

downloadThe Last Page 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...