Un maestro della composizione e dell’arrangiamento nel solco del blues

Oliver Nelson è stato un compositore, arrangiatore, polistrumentista e conduttore di formazioni allargate tra i più prolifici e importanti della storia del jazz, oltre che un didatta tra i più preparati, essendo stato anche in possesso di una solida preparazione accademica. Il che gli ha permesso di pensare il jazz e più in generale la musica della cultura di sua appartenenza sempre con grande capacità organizzativa e senso della forma, rimanendo tuttavia sempre fortemente radicato alla più profonda tradizione musicale africano-americana. Eppure, ancora oggi non gode di quella fama tra gli appassionati che gli andrebbe riconosciuta, ponendolo doverosamente tra i grandi di questa musica.  Egli è emerso in un periodo, quello a cavallo tra fine anni ’50 e inizio anni ’60, cruciale per il jazz, nel quale la tradizione musicale afro-americana su cui si era costruita una grossa fetta del jazz, composta dal blues, church music e dal linguaggio ritmicamente sofisticato del be-bop veniva ridiscussa e riplasmata in nuove forme e approcci all’improvvisazione, spaziando dal Soul jazz al nascente Free jazz. E’ stato a suo modo anche un grande sostenitore delle battaglie per i diritti civili degli afro-americani, senza però schierarsi su posizioni radicali e di scontro, sia dal punto di vista politico che in quello musicale,  come invece fu in quegli anni per diversi esponenti intorno al movimento Free Jazz. La sua era una posizione più simile a quella che fu, per esempio, di Duke Ellington, peraltro maggioritaria in ambito africano-americano, ossia tesa all’ottenimento di una maggiore integrazione e al riconoscimento di pari diritti e opportunità rispetto ai bianchi e non di rifiuto dei valori e dei relativi modelli sociali propri del cosiddetto “sogno americano”.

Dal punto di vista musicale, se per diversi jazzisti di quel periodo il sistematico riallaccio alle fonti del blues e del gospel verso il mondo del R&B e del Soul poteva risultare una scorciatoia, non così si poteva dire di artisti creativi e particolarmente dotati dal punto di vista compositivo, come Charles Mingus e appunto Oliver Nelson che, pur condividendo le medesime basi musicali, hanno saputo porsi la missione di costruire nuovi percorsi e nuovi approcci compositivi per il jazz. Nelson, nello specifico, si è distinto con grande talento, competenza e dedizione nell’elaborare un considerevole ampliamento della forma blues, unito ad un profondo riallaccio al mondo tra sacro e profano proprio della cultura musicale africano-americana: dallo spiritual sino al funk di James Brown, riprendendo, almeno in parte e in un certo senso, il discorso già iniziato da grandi figure della composizione in un ambito così fortemente connotato dalla tradizione religiosa, come Duke Ellington e del suo braccio destro Billy Strayhorn, di cui si è sempre dichiarato un grande ammiratore.

Sul piano strumentale, Nelson si sapeva esibire su diversi strumenti, con preferenza per sax contralto e tenore. Non fu forse un grandissimo improvvisatore (Freddie Hubbard pare avesse esplicitato delle perplessità sul suo conto in tale ruolo) ma nemmeno scarso, poiché si sforzava sempre di interpretare l’improvvisazione con grande senso della costruzione formale, come se si trattasse di una vera e propria composizione. Pur facendo parte della generazione post-parkeriana in realtà le sue preferenze al contralto risalivano agli strumentisti della generazione precedente, quella dei Johnny Hodges, dei Willie Smith, degli Otto Hardwicke e dei Benny Carter, cosa che si nota ascoltando la sua tendenza alle note lunghe ed espressive. Relativamente al sax tenore i suoi riferimenti erano in quella generazione di mezzo tra solisti delle Big Band Swing anni ’40  e successivo Be-bop/ Rhythm & Blues (in stile sezione ance dell’orchestra di Lionel Hampton, come Illinois Jacquet e Arnett Cobb, o quelli come Gene Ammons, Jimmy Forrest, Wardell Gray e Dexter Gordon).

Nelson nasce a St.Louis, Missouri, nel 1932. Suo fratello, sassofonista, ha suonato con Cootie Williams negli anni Quaranta, mentre in famiglia sua sorella cantava e suonava il pianoforte. Nelson comincia all’età di sei anni a dedicarsi al pianoforte e a undici anni prende a suonare il sassofono. Nel 1947 suona nelle band nei dintorni di St.Louis, prima di unirsi alla big band di Louis Jordan nel 1950 e nel 1951, suonando il sassofono contralto e provvedendo agli arrangiamenti. Dopo il servizio militare nei Marines torna nel Missouri per studiare teoria e composizione alla Washington University e alla Lincoln University, laureandosi nel 1958. Dopo la laurea si trasferisce a New York, suonando con Erskine Hawkins e Wild Bill Davis, e lavorando all’Apollo Theater di Harlem. Suona anche, per poco tempo, sulla costa occidentale degli USA nella band di Louie Bellson nel 1959, e nello stesso anno comincia a incidere alcune registrazioni come leader di piccole formazioni. Dal 1960 al 1961 suona il sassofono tenore con Quincy Jones, in tour in America ed Europa.

Dopo sei album come leader tra il 1959 e il 1961 per lo più incisi per la Prestige (insieme ad artisti quali Kenny Dorham, Johnny Hammond Smith, Eric Dolphy, Roy Haynes, Lem WinchesterKing Curtis, e Jimmy Forrest) arriva il suo capolavoro più noto e uno dei dischi più importanti dell’intera storia del jazz: The Blues and the Abstract Truthcontenente tra gli altri il famoso Stolen Moments divenuto poi uno standard, che contribuisce a diffondere la sua fama di musicista e di compositore. A quel successo contribuisce anche il noto brillante produttore discografico Creed Taylor che stimava assai Nelson e che richiese poi spesso il suo contributo in qualità di arrangiatore quando passò a produrre per la Verve Records. In quel periodo e negli anni successivi, si fa infatti frequente il suo utilizzo in tale ruolo per le pubblicazioni di Cannonball Adderley, Eddie “Lockjaw” Davis, Johnny Hodges, Wes Montgomery, Buddy Rich, Count Basie, Jimmy Smith, Billy Taylor, Sonny Rollins, Stanley Turrentine, e molti altri ancora, sempre con eccellenti risultati e col suo nome messo in rilievo in copertina, in una sorta di riconoscibile marchio di qualità musicale.

Nel 1967 Nelson si trasferisce a Los Angeles e, con l’eccezione di alcune apparizioni con big band (a Berlino, Montreux, New York e Los Angeles), gira l’Africa Occidentale con un piccolo gruppo. Nel periodo molta della sua attività professionale era occupata a comporre musica per la tv ed il cinema e facendo da produttore e da arrangiatore per alcune pop-star, come Nancy Wilson, James Brown, The Temptations e Diana Ross. Morì di un attacco cardiaco il 28 ottobre del 1975 a soli 43 anni.

Molti sono i brani suoi che si potrebbero far apprezzare. Per l’occasione, propongo un estratto da uno delle sue opere più importanti, connessa proprio alla sua battaglia per i diritti civili della comunità afro-americana, ossia la Afro/American Sketches. Un’ opera che non ebbe il  riscontro critico che avrebbe meritato ma che aveva, a livello almeno di intenzioni, degli agganci con l’epopea musicale del nero in America, raccontata dallo stimato Duke Ellington nella celeberrima Black, Brown & Beige. Il brano scelto si intitola non a caso Emancipation Blues, titolo che riunisce sinteticamente gli scopi in vita di Nelson e di una intera carriera professionale. Buon ascolto.

downloadEmancipation Blues

 

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