Tensioni e conflitti dietro le quinte di un concerto

Tra due grandi jazzisti come Stan Getz e Chet Baker non è mai corso buon sangue, sia per le evidenti differenze caratteriali, sia per i noti problemi personali che hanno costellato il loro privato. Problemi che si potevano manifestare sul palco, specie nel caso di Baker, molto meno in quello di Getz che riusciva sempre meglio a separare l’aspetto professionale da quello privato.

I due si sono incontrati diverse volte, discograficamente almeno in tre occasioni, e ne risulta documentazione sin dagli anni della West Coast in un doppio CD intitolato appunto West Coast Live (Pacific Jazz) registrato nel 1953 nei maggiori locali di Los Angeles dedicati al jazz. Una seconda occasione nel 1958 in Stan Meets Chet (Verve) e una terza, forse la migliore, nei concerti registrati nel 1983 a Stoccolma, durante una lunga tournée europea e riuniti in un triplo CD pubblicato da Verve (ma con gran parte del materiale in precedenza edito ed in possesso della Sonet) intitolato appunto Stan Getz & Chet Baker – The Stockholm Concerts .

Nel booklet allegato all’edizione dell’album vengono raccontate da Mike Hannessey, con il supporto di una intervista al pianista di Getz del periodo Jim McNeely, le peripezie e il dietro le quinte di quel tour di concerti. In quel periodo i due si portavano appresso seri problemi che certo non aiutavano a rasserenare il clima interpersonale: quelli atavici di Baker, per il suo abuso di droghe, ai quali si aggiungevano nell’occasione quelli abbastanza pesanti di Getz relativi all’alcolismo. Il clima di tensione sul palco era in diverse circostanze visibile, con Getz che cercava di suonare il più possibile in quartetto, tenendo sotto sguardo quasi intimidatorio Baker durante i suoi assoli, con l’idea più volte esplicitata di escluderlo dalla prosecuzione della tournée. Sta di fatto che, a detta dello stesso McNeely, Baker suonava sempre al meglio, forse stimolato proprio dal conflitto che si era esplicitato tra i due, ricevendo persino più consensi dal pubblico, il che pare rendesse Getz parecchio infastidito, se non addirittura geloso del riscontro del compagno trombettista.

Quel che si può dire ascoltandoli è che le tensioni intercorse non hanno minimamente inficiato la qualità musicale, anzi paiono averne persino favorito la resa. Il che poi non era e non è una grande novità nella narrazione dell’epopea jazzistica, poiché casi del genere ne sono capitati in svariate occasioni e con musicisti più diversi.

Di quei concerti svedesi esiste anche una parziale documentazione video che ho rintracciato in rete e che vorrei qui proporre in visione per il concerto dedicato al fine settimana, contenente anche una breve intervista. Occorre però non dimenticare la lussureggiante sezione ritmica a supporto di Stan Getz nel periodo, costituita oltre che dal già citato McNeely al pianoforte, nientemeno che da George Mraz al contrabbasso e Victor Lewis alla batteria.

Buon ascolto e buon fine settimana con Stan Getz & Chet Baker.

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