Tom Harrell: l’ultimo dei Moicani

Parlare di musica in questi giorni non è semplicissimo, visto il tragico avvenimento che ci ha colpito, ma proviamo comunque a farlo, con l’idea che la musica abbia in sé sempre un potere lenitivo sul dolore che lo accompagna.

Il titolo potrebbe apparire un po’ troppo enfatico, ma vuole evidenziare come Tom Harrell sia ancora un jazzista sul genere di quelli “vecchia maniera”, ossia oltre che sempre agganciato alla tradizione mainstream del jazz, anche dotato di un feeling e una espressività d’altri tempi, quella cioè di certi grandi solisti che hanno fatto la storia di questa musica. In questo senso, molti lo hanno definito come una sorta di “Chet Baker contemporaneo”, ma rispetto a questi, Harrell è dotato di una  superiore conduzione tecnica dello strumento e una più vasta e rigorosa conoscenza musicale, armonica in particolare, oltre che di un senso melodico ed interpretativo effettivamente paragonabile a quello del trombettista dell’Oklahoma.

Questo straordinario artista, nonostante i suoi serissimi e ben noti problemi di salute mentale, non finisce di stupirci per il suo talento. Nato nel giugno 1946, da oltre 40 anni è affetto da una forma di schizofrenia, che gli ha reso difficile affrontare quotidianamente l’attività artistica, tuttavia nel momento in cui porta la tromba alle labbra pare sprigionare una sorprendente energia che lo trasforma in positivo. Come egli stesso ha dichiarato in recenti interviste, la musica è la sua ragione di vita.

Harrell è nato a Urbana, Illinois , ma si è spostato nella Bay Area di San Francisco già all’età di cinque anni. Ha iniziato a suonare la tromba all’età di otto, e nel giro di cinque anni suonava già con band locali. Nel 1969 si è laureato presso la Stanford University in composizione musicale e si è unito alla Stan Kenton Orchestra.

Dopo aver lasciato Kenton, Harrell ha suonato con la big band di Woody Herman  (1970-1971), e si è affermato nell’ Horace Silver Quintet (1973-1977), con il quale ha realizzato cinque album iniziando una serie di importanti collaborazioni: nella Sam Jones -Tom Harrell Big Band, il Lee Konitz Nonet (1979-1981), con George Russell, la Mel Lewis Orchestra (1981). Dal 1983 al 1989 è stato un membro chiave del Phil Woods Quintet suonando in sette album con quel gruppo. Inoltre, ha inciso album con Vince Guaraldi, Bill Evans, Dizzy Gillespie, Ronnie Cuber, Bob Brookmeyer, Lionel Hampton, Bob Berg, Cecil Payne, Bobby Shew, Philip Catherine, Joe Lovano, Charlie Haden Liberation Orchestra, Charles McPherson, David Sánchez, Sheila Jordan, Jane Monheit, tra gli altri.

Mentre Harrell ha registrato alcuni album da leader durante il suo ingaggio con il Phil Woods Quintet, è stato solo dopo la sua dipartita da quella formazione che ha iniziato più diffusamente la produzione di album in quel primario ruolo, in successione per Contemporary, Chesky, e RCA / BMG. Durante i suoi anni come artista della BMG (1996 – 2003), Harrell ha registrato sei album, molte delle quali dotati di suoi arrangiamenti per gruppi allargati.

Harrell è un arrangiatore e compositore prolifico. Le sue composizioni sono state registrate da altri artisti jazz, tra cui Ron Carter, Kenny Barron, Art Farmer, Chris Potter, Tom Scott, Steve Kuhn, Kenny Werner e Hank Jones. Come compositore e arrangiatore, Harrell lavora su diversi generi, compresa la musica classica. Le opere più recenti di Harrell dimostrano le sue doti di leader di small combos. Harrell ha realizzato infatti quattro album con un quintetto fisso da alcuni anni, che comprende il sassofonista Wayne Escoffery, il pianista Danny Grissett, il bassista Ugonna Okegwo e il batterista Johnathan Blake.

Per poterlo apprezzare al meglio, propongo l’ascolto un paio di sue esibizioni live. Una con un assolo strepitoso su Darn That Dream (alla faccia di chi ritiene che certo materiale sia ormai noioso e irrimediabilmente consunto, o è forse problema solo di chi lo afferma e in chi lo afferma?), dove si evidenziano tutte le sue doti espressive e di straordinario improvvisatore. Noterete le espressioni facciali ammirate del suo sassofonista durante il suo assolo.

L’altra è una malinconica versione di una sua recente composizione eseguita col suo usuale quintetto sopra citato, abbastanza adatta alla tragedia umanitaria che il nostro paese sta affrontando in questi terribili giorni.

Buon ascolto.

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...