La limpida tromba di Charlie Shavers

Charles James Rasoi (3 agosto 1920 – 8 luglio 1971), meglio noto come Charlie Shavers , è stato uno dei più grandi trombettisti jazz di tutti i tempi, ma abbastanza inspiegabilmente sottostimato e oggi persino dimenticato. Possedeva una tecnica brillante, una gamma espressiva molto ampia, un proprio suono riconoscibile e uno stile originale e swingante, dando sempre l’impressione che avrebbe potuto suonare benissimo qualsiasi cosa. Affermatosi nell’epoca a cavallo tra mainstream e be-bop, si può dire che fosse un discepolo indiretto, come tanti all’epoca, di Louis Armstrong. Shavers era in possesso di uno dei suoni più nitidi della storia del jazz e ha suonato con una molteplicità di grandi jazzisti di vecchia e nuova generazione, come  Johnny Dodds, Jimmie Noone e Sidney Bechet, ma anche Billie Holiday, Roy Eldridge, Coleman Hawkins e Dizzy Gillespie. E’ stato anche un ottimo arrangiatore e compositore, con una delle sue composizioni, Undecided, divenuta un battutissimo standard.

Nato a New York City, ha inizialmente suonato il pianoforte e il banjo prima di passare alla tromba. A metà degli anni ’30, si esibiva già nelle band di Tiny Bradshaw e Lucky Millinder. Nel 1936 entra a far parte del John Kirby Sextet come tromba solista e arrangiatore (aveva solo 16 anni). La band affrontava un repertorio spesso basato su note composizioni di musica classica rese in versione jazz, anche grazie a suoi arrangiamenti. I suoi assoli hanno contribuito a rendere la formazione di Kirby una delle band di maggior successo commerciale dell’epoca. Nel 1944 ha cominciato a suonare nella Raymond Scott CBS Orchestra. Nel 1945 ha lasciato la band di John Kirby per unirsi a quella di Tommy Dorsey, con la quale ha registrato e girato in tour fino al 1953. Ha suonato  con i Metronome All-Stars e ha fatto un certo numero di registrazioni come tromba solista per Billie Holiday. Dal 1953 al 1954 ha lavorato con Benny Goodman, partecipando con discreto successo personale ai tour europei del Jazz at the Philharmonic di Norman Granz. Ha poi proseguito la sua carriera professionale formando una propria band con Terry Gibbs e Louie Bellson. E’ morto prematuramente a New York nel 1971, all’età di 50 anni, per grave malattia.

Di questo superbo strumentista e improvvisatore mi sarebbe piaciuto proporre un brano tratto da una serie di 3 CD pubblicata da Lone Hill, che ha ristampato le sue splendide registrazioni effettuate con il pianista Ray Bryant (altro artista sottostimato di cui abbiamo parlato giusto ieri). Incisioni che suonano ancora oggi freschissime, di cui non ho però trovato in rete qualcosa di adeguato da proporre. In compenso, ho pensato a questo immortale brano di Gershwin che, pur in un contesto un po’ leggero ed edulcorato di un’orchestra d’archi, permette di far emergere in modo limpido il suono della sua tromba, oltre ad evidenziare la sua non comune capacità di suonare in modo magistrale melodie immortali di tal fatta, dote questa non così comune.

Buon ascolto

 

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