In attesa di un “Great European Songbook”…

Le registrazioni al Village Vanguard di New York effettuate da Sonny Rollins a fine 1957, sono probabilmente da considerare ancora oggi tra i massimi capolavori del trio sax tenore-basso-batteria. Si stenta a credere che dischi del genere siano stati incisi quasi 60 anni fa, tanto risultano ancora oggi freschi e avanzati e, audite audite, costruiti su degli standard, materiale compositivo che, almeno secondo il raffinato parere di alcuni “dotti” e avanzatissimi nostri jazzisti, ha rotto i “cosiddetti” e sarebbe materiale compositivo da mandare al macero. Posso capire il personale rapporto conflittuale con materiale che non si è mai stati in grado di suonare decentemente, ma temo che quelli da mandare al macero non siano certi supposti esausti standard, ma chi li sfregia nel tentativo di suonarli.

Tra l’altro, proprio in questi giorni riflettevo sulla questione, domandandomi perché mai l’Europa, con tutte le sue pretese di avanzamento musicale rispetto al jazz americano, non abbia saputo ancora produrre un suo book condivisibile di composizioni originali e una serie di compositori del livello dei molti prodotti dal jazz americano. Non dico tipi come Monk, Ellington, Golson, Silver o Shorter, ci si potrebbe accontentare di molto meno. Mi sbaglio? Forse, ma non credo. Qualcuno obietterà che il genere di composizione che si concepisce in ambito di musica improvvisata europea è strutturalmente più complessa rispetto a quella della classica canzone americana, certo può essere, ma rimane insoluto il fatto che non c’è molto materiale compositivo condiviso. Ognuno pare operare in modo individualistico non preoccupandosi di creare materiale comunemente utilizzabile. Probabilmente conta anche il fatto che la tradizione culturale europea è parecchio diversa da quella americana, e in particolare da quella afro-americana, che ha caratteristiche, diciamo così, più “collettive”.

Rimane il fatto che il jazz, se manterrà anche in futuro un ruolo precipuo per l’improvvisazione, ha e avrà ancora bisogno di disporre di ottimo materiale compositivo. Personalmente su questo ho pochi dubbi e mettendomi a pensare sui possibili autori europei a cui sino ad ora ci si è riferiti, “bypassando” il Great American Songbook e relativi standard jazz, mi sono venuti in mente pochissimi nomi di jazzisti le cui composizioni sono divenute di dominio comune. Uno, storico, è stato certamente Django Reinhardt, che però, a parte Nuages e poco altro, non mi pare possa essere ritenuto un compositore con un book adeguato di standard. Certo, poi si possono individuare qua e là dei buoni compositori, specie nel jazz inglese, tipo John Taylor, che ha composto qualche bel tema e in parte anche i nostri Pieranunzi (Echi) e Rava, pur con  tutti i limiti di strumentista di quest’ultimo, sono compositori interessanti, ma di rado le loro composizioni sono utilizzate anche da altri musicisti europei.

Se ci pensiamo però bene, un book di composizioni comune europeo (e non solo europeo) esiste già, ma non proviene dal jazz, bensì dalla canzone popolare e dal rock, specie quello inglese. I Beatles, ad esempio, hanno fornito un book di composizioni, o la canzone popolare francese (Et Maintenant) o quella italiana (Estate), in un certo senso riproponendo però il modello della canzone americana.

Sarebbe interessante farci una seria riflessione sul tema, sentendo anche altri pareri.

Tornando invece alla gran musica e agli standard, e ribadendo che nel jazz la discussione sul genere di materiale utilizzato per improvvisare è, per personale opinione, un falso problema, tutti sanno come Sonny Rollins sia stato un maestro della loro riscrittura in chiave jazz, sul piano armonico ma soprattutto direi su quello ritmico.

Ne è un magistrale esempio questa lunga versione del porteriano I‘ve Got You Under My Skin che è un capolavoro assoluto del jazz e dell’arte dell’improvvisazione, in cui viene raggiunto il top forse proprio nella coda finale, partendo da 8:05 del filmato proposto.

Temo che dischi come questo, fatti solo di standard, con buona pace di certuni, non romperanno mai i “cosiddetti” e se lo faranno, sarà semplicemente il sintomo per chi lo pensa seriamente, di aver sbagliato genere o mestiere.

Sonny_Rollins-A_Night_at_the_Village_Vanguard_(album_cover)I‘ve Got You Under My Skin

 

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