L’accoppiata sax tenore e soprano

A-262587-1110720516.jpgDopo l’avvento di John Coltrane e di My Favorite Things molti tenorsassofonisti si sono dedicati anche al sax soprano, anche perché entrambi gli strumenti sono in chiave di Si bemolle e posseggono la stessa diteggiatura, rendendo il passaggio da uno strumento all’altro quasi naturale. Tuttavia, il soprano è uno strumento particolarmente insidioso, specie sul piano della sonorità e della intonazione, e non sono poi molti quelli che eccellono su quello strumento. Lucky Thompson è stato uno di loro e credo che con Steve Lacy (che però ne era l’assoluto specialista), e Wayne Shorter, sia stato il più grande interprete dello strumento in ambito di jazz moderno. Assieme appunto a Lacy, Thompson fu uno dei musicisti che fecero uscire il sassofono soprano dall’oblio e dall’esclusivo ambito del jazz tradizionale, dopo Sidney Bechet e ben prima di John Coltrane, ma Thompson è stato anche uno splendido tenorsassofonista di derivazione hawkinsiana, estremamente versatile, in possesso di un suono corposo e un fraseggio avanzato e molto sofisticato, tra i primi a forgiare il linguaggio be-bop sullo strumento assieme a Don Byas, Dexter Gordon, Gene Ammons e pochi altri.

Thompson è nato a Columbia, South Carolina , e si trasferì a Detroit, Michigan, durante la sua infanzia. Debuttò come musicista swing nelle file delle orchestre di Erskine Hawkins, Lionel Hampton, Don Redman, Billy Eckstine, Lucky Millinder e Count Basie. Dopo una parentesi dedicata al rhythm and blues, si rivolse al bebop e in seguito all’hard bop, suonando con le formazioni di Kenny Clarke, Miles Davis, Dizzy Gillespie e Milt Jackson, ma lo si ritrova anche come protagonista in ambiti molto particolari, come nell’album di Stan Kenton Cuban Fire.

Thompson è sempre stato fortemente critico sul mondo della musica e del suo business, descrivendo promotori, produttori musicali e case discografiche come “parassiti” o “avvoltoi”. Questo, in parte, lo ha portato a lasciare gli Stati Uniti e a trasferirsi a Parigi, dove ha vissuto e fatto diverse eccellenti registrazioni tra il 1957 e il 1962 con musicisti europei. Proprio durante questo periodo, ha iniziato a suonare il sassofono soprano.

Alla fine degli anni sessanta si trasferì in Svizzera, a Losanna, continuando a registrare in molte occasioni. Nel 1974, si ritirò completamente dalla musica, disgustato dall’atteggiamento razzista e discriminatorio che riteneva avessero tenuto nei suoi confronti le case discografiche e i proprietari di vari locali. Si trasferì a Savannah, in Georgia, e scomparve dalle cronache finché non fu ritrovato, senza casa e malato, a Seattle, dove alcuni appassionati di jazz si presero cura di lui. Trascorse i suoi ultimi anni a Seattle, ricoverato in un ospedale a causa di una grave malattia degenerativa che lo aveva colpito. Morì il 30 luglio del 2005.

Non sono riuscito a trovare moltissimo di mio interesse in rete da proporvi, ma ci sono parecchie incisioni di altissimo livello nella sua discografia. Ad esempio, recentemente ho sentito uno splendido Lullaby in Rhythm, un Biograph che dubito sia stato ristampato del periodo europeo  anni ’50 di cui ho accennato in precedenza e che meriterebbe l’ascolto integrale. Lucky Strikes comunque è uno dei suoi migliori dischi sufficientemente ben distribuiti e il brano che sto per proporvi appartiene proprio a quel disco, ricordandoci quanti grandi musicisti della ricchissima storia del jazz meritino oggi di essere riscoperti.

Buon ascolto.

Lucy_Thompson_Luck_StrikesInvitation

 

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