Non solo Bird

Più passa il tempo e più considero Julian “Cannonball” Adderley uno dei più grandi contraltisti della storia del jazz, con doti di improvvisatore davvero non comuni e in possesso di uno dei timbri strumentali più belli e riconoscibili. Eppure, come tanti discepoli di Charlie Parker è stato trattato per troppo tempo solo come tale, con sufficienza e buona dose di superficialità critica, parlando di semplice “volgarizzazione” del linguaggio parkeriano, specie per quelle incisioni tra soul e funk dell’ultimo periodo che si sono rivolte più ad un recupero del proprio bacino popolare di riferimento che ad una banale idea di “commercializzazione”, sorta di mantra ripetuto ad ogni occasione da una critica che vede l’accessibilità come un difetto inficiante la qualità artistica della musica e vorrebbe sostanzialmente il jazz fuori dal suo alveo storico naturale, anelando ad una musica esclusivamente rivolta a sedicenti élite pseudo intellettuali (ma a buon mercato) di  intenditori autentici. Se invece si riascoltano con mente più aperta molte di quelle incisioni, ci si rende conto anche della loro importanza storica e della eredità lasciata in molta della musica prodotta oggi dalle nuove generazioni afro-americane del jazz.

Non che sia errato l’uso della parola “volgarizzazione” in sé, anzi, solo che non andrebbe inteso in  termini dispregiativi, come invece si tende a fare. Questo è il punto. Sul musicista avevo già pubblicato un estratto di un saggio che spiegava meglio l’importante ruolo di divulgatore svolto dal sassofonista della Florida, che comunque ha suonato in molteplici contesti musicali, e sarebbe dunque riduttivo ingabbiarlo in uno specifico ambito stilistico. Basterebbe citare la sua fenomenale prestazione in Kind Of Blue per comprenderlo.

Quanto alla influenza da Parker, essa è ovviamente innegabile e forse anche inevitabile, ma come potrebbe esserlo stata per molti altri contraltisti dell’epoca. Di fatto il suo stile è originale e riconoscibile e non può certo essere derubricato a semplice copia. Cannonball era in possesso di una voce strumentale molto più nitida rispetto a quella di Parker e con un legame alle profonde radici afro-americane (quelle del blues, del work song e della church music, per intenderci) molto più accentuato. Quindi è possibile riconoscergli una individualità musicale sufficientemente originale.

Per l’ascolto odierno, propongo un brano che ho avuto modo di riascoltare recentemente, tratto da uno dei suoi primi dischi incisi per la Mercury, solitamente meno citati e frequentati per varie ragioni. Si tratta di una versione di Lover Man, brano intimamente legato a Parker, che si rivela utile proprio a corredo del discorso appena fatto, col fine di mostrare come la sua interpretazione e le sue doti di improvvisatore siano eccellenti ma parecchio affrancate da quelle di Parker, certamente più drammatiche.

 

downloadLover Man

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...