Un assolo memorabile

Lo Standard Trio costituito da Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette è stata una delle piccole formazioni più longeve dell’intera storia del jazz (insieme forse al Modern Jazz Quartet). Si è sciolto ormai da quasi due anni per evidenti limiti creativi, più che altro legati all’età e a vari problemi di salute dei suoi componenti. Tra anni ’80 e ’90 è probabilmente stata la formazione jazz sulla scena più famosa al mondo, molto lodata dai più e allo stesso tempo anche molto criticata da noi, spesso per motivi extra musicali, come accade sempre per tutti i fenomeni che riscuotono un certo successo e fanno storcere il naso a certe supposte élite della critica.

Mantenendosi sul piano esclusivamente musicale, quali sono state le critiche più diffuse? Conservatorismo jazzistico, una stilizzata riproposizione di materiale compositivo formalmente semplice, legato alla abusata forma canzone, ritenuta ormai creativamente inerte. Addirittura si è arrivati a derubricarne il valore parlando in termini di pura operazione di marketing. Insomma, un campionario di fesserie pseudo colte, le solite direi, tra quelle addotte da decenni iterativamente da una critica ideologizzata e autoreferenziale che pretende regolarmente di far prevalere la propria idea di musica sulla musica stessa, cercando di imporre al pubblico la propria visione calata dall’alto, ritenendo implicitamente di possedere l’esclusiva in materia di cultura jazzistica. Risultato: a forza di dare addosso per partito preso a musica che come minimo aveva ancora i requisti della decenza jazzistica ci siamo oggi ridotti a dover riempire le piazze dei festival jazz estivi (si fa per dire…) con Massimo Ranieri, Mica, Ezio Bosso o Ludovico Einaudi e altre amene cianfrusaglie musicali del genere per progressiva scomparsa del pubblico del jazz (più che del jazz), stanco di sorbirsi proposte musicali davvero esclusive ed “intelligenti” fatte di fischi e colte pernacchie protratte per ore tra una respirazione circolare e l’altra sul proprio strumento, in grado di mandare in estasi la critica più cool. Insomma quel che si dice dimostrare di essere degli abili e illuminati divulgatori culturali.

Al di là delle ciance e delle polemiche, rimane la musica di quella formazione che, specie negli anni ’80, ha probabilmente dato il suo meglio, diciamo da Standards vol. 1 a Still Live, scrivendo un nuovo capitolo della storia del piano jazz trio e dell’interpretazione del Great American Songbook. Solo successivamente si potrebbe arrivare a parlare di esclusivo magistero strumentale e routine di alto livello, poiché la formazione è entrata effettivamente in una sorta di classicismo jazzistico lentamente sempre meno creativo, quasi sino alla fine, dove in effetti i tre componenti cominciavano seriamente e quasi inevitabilmente “a battere in testa”. Almeno questa è la mia personale opinione.

Credo che la musica di questa formazione sia stata ascoltata a sufficienza da molti, tuttavia vorrei nell’occasione riproporre la versione del battutissimo All The Things You Are incisa nel 1983 nel loro disco d’esordio, per mettere in evidenza quello che personalmente ritengo essere uno dei migliori assoli di Jarrett in carriera e forse la migliore versione pianistica del brano in assoluto. So che molti suoi ammiratori preferiscono la versione con il preludio contenuta in Tribute, ma negli anni le mie preferenze sono andate per la ricchezza musicale dell’assolo contenuto in questa versione, per non parlare poi del senso del tempo che, come per tutti i veri grandi jazzisti, è semplicemente perfetto, sostenuto magnificamente da DeJohnette alla batteria.

Faccio notare come nella ripresa finale Jarrett metta volutamente in luce la bellezza della pura melodia, quando solitamente il tema viene apprezzato e utilizzato per la adattabilità all’improvvisazione della sua struttura armonica.

Ricordo poi che ai tempi un amico pianista, al decimo anno di pianoforte in Conservatorio, mi fece vedere lo spartito della trascrizione dell’assolo e mi spiegò con grande stupore che alcuni passaggi mettevano in luce una folgorante scelta delle migliori note possibili da parte di Jarrett rispetto ai relativi riferimenti accordali, scelta difficile da comprendere anche riflettendo con calma e ragionando a bocce ferme sullo spartito. Chissà se i suoi detrattori hanno mai provato a fare qualcosa del genere prima di giudicare.

buon ascolto.

51w8ay7e3fl-_sl500_aa300_All The Thing You Are

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...