Il piacere di riascoltare J.R. Monterose

J.R. Monterose (1927 – 1993), nato a Detroit, Michigan, come Frank Anthony Monterose Jr., è stato un eccellente tenorsassofonista e sopranista, emerso sulla scena intorno alla metà degli anni ’50 insieme a una molteplicità di tanti grandi dello strumento di quel fertile periodo e forse anche per questo oggi un po’ dimenticato.

Cresciuto a Utica, New York , dove la sua famiglia si trasferisce a pochi mesi dalla sua nascita, ha iniziato studi di clarinetto a tredici anni, ma è stato in gran parte autodidatta come sassofonista tenore, strumento che ha preso a suonare a quindici anni, dopo aver sentito Tex Beneke  nella band di Glenn Miller. Le sue prime influenze stilistiche sono state quelle di Coleman Hawkins e Chu Berry, mentre le prime esperienze professionali Monterose le ha fatte in formazioni da ballo di New York verso la fine degli anni ’40. Nel 1951 entra nella Buddy Rich Big Band che prevedeva la presenza di grandi nomi come Dave Schildkraut e Allen Eager, rimanendovi per circa sei mesi.

Nella seconda metà degli anni ’50, Monterose è stato solista nell’orchestra di Claude Thornhill facendo anche brillanti esperienze nei gruppi “modernisti” del vibrafonista Teddy Charles e con il Jazz Workshop di Charles Mingus, oltre a far parte dei Jazz Prophets di Kenny Dorham. Da leader ha registrato una manciata di dischi, di cui uno per la Blue Note di Alfred Lion dal titolo omonimo e The Message (JARO, 1959) prodotto da Manny Albam. Il successivo periodo della sua carriera sino alla fine e il relativo prolungato errare tra Stati Uniti ed Europa è purtroppo scarsamente documentato dal punto di vista discografico.

Mentre Monterose si considerava un artista underground, il suo lavoro, sia come strumentista che come compositore, rimane stimato da musicisti, critici e appassionati del jazz. Non ha mai negato di essere stato influenzato da Stan Getz, Sonny Rollins e John Coltrane, ma ha sempre rifiutato di essere incasellato in qualsiasi stile particolare, poiché riteneva di provare sempre ad evitare di essere una semplice copia altrui.

Monterose ha registrato nel 1981 in compagnia del grande Tommy Flanagan un brillante disco intitolato A Little Pleasure, di cui vi propongo qui due brani, uno al soprano in una bella versione di un noto brano coltraniano e l’altro al tenore. Un artista da riscoprire.

Buon ascolto.

 

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7 pensieri su “Il piacere di riascoltare J.R. Monterose

  1. Apprendo così che Philly Joe Jones nel 1951 ha fatto per qualche tempo il “secondo batterista” nell’orchestra di Buddy Rich. La cosa è deliziosamente surreale, come immaginare Marlon Brando che fa la controfigura di Christian De Sica!

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  2. No, RF, non è un refuso! È proprio così, per qualche tempo rich ha usato Philly Joe come secondo batterista. Ora cerco il link e te lo posto.

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    1. ah ah…il tuo tono ironico mi sembrava sicuro e mi sono fidato della tua competenza. Comunque non sarà né la prima né l’ultima volta che capita di scrivere qualcosa di sbagliato specie sulle note biografiche. D’altronde aggiorno quotidianamente il sito e nella fretta può capitare. La cosa importante per me è divulgare tanta buona musica e tanti musicisti che si conoscono magari poco.

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    1. A questo proposito ti posso dire quanto mi ha detto tempo fa chi ha conosciuto Max Roach di persona e mi ha riferito che a domanda precisa su quale batterista lui in particolare stimasse gli propose proprio il nome di Buddy Rich. Personalmente l’ho molto rivalutato nell’ultimo decennio di ascolti. Era un grande big band leader e un batterista tecnicamente straordinario. Ciao

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