“Sphere” all’opera…

Non credo ci sia bisogno di presentazioni o di note biografiche per questo che è uno dei geni più grandi del jazz e che ne personifica per certi versi la più pura essenza. Ascoltare la musica di Theloniuos Monk è infatti un po’ come tornare a casa tutte le volte che lo si fa, tornare cioè alla salde radici, emozioni e motivazioni artistiche che questa affascinante musica sa riservarci.

Se c’è un musicista che rappresenta al massimo grado il contributo afro-americano al jazz questi è senz’altro Monk. Al di là della riconoscibilità del suo peculiare genio compositivo, che lo colloca di diritto tra i più importanti, originali e prolifici compositori dell’intera storia del jazz, nulla del suo pianismo pare avere a che vedere con ciò che di prassi sarebbe richiesto ad un pianista in ambito accademico per ritenersi tale. Il che dovrebbe far capire quanto la cultura musicale afro-americana sia differente da quella colta europea, eppure in troppi paiono dimenticarsene quando si parla di jazz. Il suo approccio alla tastiera, così marcatamente percussivo, dire che è eterodosso è dire poco. Dal punto di vista accademico si potrebbe dire che è semplicemente “sbagliato”, ma il vero sbaglio sarebbe quello di applicare criteri validi in una cultura musicale e ritenerli automaticamente applicabili anche ad una cultura molto diversa, errore che peraltro, constato, si ripete sempre più spesso.

Rimanendo invece nell’ambito più proprio della tradizione pianistica del jazz occorre osservare che Monk, essendo emerso in quel gruppo di innovatori che nell’immediato dopoguerra ha dato vita al movimento be-bop, è stato per troppo tempo ritenuto in pianista bop, ma di fatto si tratta di  una valutazione basilarmente errata, in quanto egli potrebbe essere definito, forse in modo un po’ semplicistico ma efficace, una sorta di eccentrico, dissonante, moderno (e per certi versi curiosamente deforme), pianista “stride”. Non vi è dubbio infatti che nel suo pianismo si colga la forte influenza di Fats Waller e Duke Ellington, condita però con una concezione armonica estremamente approfondita e avanzata e un approccio alla tastiera unico, direi senza precedenti. Un pianismo che ha fatto enormi proseliti ed è ancora oggi di assoluto riferimento. Insomma, stiamo parlando di un autentico genio, di cui si potrebbe andare avanti a parlare per ore e di cui voglio qui documentare ciò che ho cercato di esprimere a parole in questa esibizione in solo che ho rintracciato in rete, datata 1969.

Buon ascolto

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...