Quando il jazz in Italia non era ancora “gezz”…

Ci sono stati musicisti in Italia che si sono dedicati al jazz con passione e bravura in anni nei quali ad esempio nessuno si preoccupava di competere e stilare amene classifiche a proposito di quale presunta posizione occupasse il jazz italiano nel mondo. In compenso, molto umilmente suonavano, e suonavano bene, con adeguata conoscenza dell’idioma, talmente bene che sarebbero oggi in grado di far sfigurare diversi nostri “gezzisti”, più o meno affermati o dalle grandi ambizioni progettuali, ma che non di rado si presentano con una musica pretenziosa, che esibisce solo pesantezza ritmica e mi provoca all’ascolto il rapido sopraggiungere della noia.

Glauco Masetti (1922-2001), oggi pressoché dimenticato dagli stessi sostenitori dichiarati del cosiddetto “jazz italiano” (dizione che continuo a trovare impropria e comoda solo a dare una generica connotazione geografica), è stato uno di questi musicisti ed era un altosassofonista di tutto rispetto. Ne dà prova in questo filmato che ho rintracciato in rete in cui si esibisce nella “palestra” di un All The Things You Are in uno stile vicino a Lee Konitz, ma forse più “West Coast”, diciamo prossimo allo stile di un Lennie Niehaus, esibendo un assolo decisamente all’altezza, tanto che a me pare anche superiore a quello di Chet Baker, che nell’occasione non mi pare particolarmente ispirato, se non riprendendosi sul finale del suo assolo.

La formazione e il luogo della registrazione sono:

Chet Baker – tp, Lars Gullin – bars, Glauco Masetti – as, Romano Mussolini – p, Franco Cerri – b, Jimmy Pratt – dr. Torino, Italy 1959

buon ascolto.

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