Sulla cresta dell’onda con Stan Getz

Stan Getz è forse stato il più grande tenorsassofonista bianco della storia del jazz, estremamente rispettato dai coevi colleghi afro-americani, non solo tenorsassofonisti. Dizzy Gillespie ad esempio lo considerava mostruosamente bravo e in grado di competere con i migliori esponenti in ambito di linguaggio be-bop e se lo diceva lui…(si ascoltino ad esempio le sue prestazioni solistiche in un  Be-bop eseguito a tempo velocissimo in For Musicians Only o in Diz and Getz, entrambi registrati dal benemerito Norman Granz per la sua Verve). La sua voce strumentale così bella, vellutata, pressoché inconfondibile, lo ha fatto soprannominare “The Sound”, alla stregua di un Sinatra del sassofono e lo ha fatto considerare la voce principe della breve stagione del Cool Jazz. Considero però  il “Cool” dal punto di vista linguistico una sostanziale ramificazione sofisticata del Be-bop più che una autonomo periodo stilistico, automaticamente tendo a considerare Getz un bopper, per quanto stilisticamente raffinato e fortemente influenzato dalle sue radici culturali e musicali ebraiche.

Getz nacque infatti a Filadelfia il 2 febbraio 1927 da genitori ebrei di origine ucraina e cominciò a suonare giovanissimo. Già a sedici anni suonava professionalmente per Jack Teagarden. Nei primi anni di carriera militò nelle principali orchestre del tempo; quella di Stan Kenton nel ’44, nella formazione di Jimmy Dorsey nel ’45 e nell’orchestra di Benny Goodman nel biennio 1945-1946. Nel 1947 si trovò nel complesso di Tom DiCarlo con altri tre tenorsassofonisti, Jimmy Giuffre, Herbie Steward e Zoot Sims. I quattro vennero notati da Woody Herman, e scritturati in blocco per la la seconda edizione del suo “Herd”.

Il suo sassofonismo, influenzato stilisticamente da Lester Young, come per tanti altri sassofonisti bianchi del periodo,  e ovviamente da Charlie Parker, viene in parte offuscato dalla dirompente affermazione di Sonny Rollins  e John Coltrane nella seconda metà degli anni ’50, dominati dallo Hard -bop. Tuttavia, Getz ritorna alla ribalta con l’avvento nel jazz dell’ondata dei ritmi latini negli anni’60, con particolare riferimento alla bossa nova e al successo commerciale del disco Jazz Samba, registrato con il chitarrista Charlie Byrd. Da allora i ritmi brasiliani sono entrati regolarmente a far parte del suo repertorio, peraltro mai abbandonati nei decenni successivi, pur in presenza degli importanti mutamenti stilistici degli anni ’70 dovuti al post-Free e alla commistione tra Jazz, Funk e Rock.

Getz ne dà una brillante dimostrazione anche nel video che sto per proporvi in cui suona una magistrale versione di Wave di A.C. Jobim, accompagnato da un sottovalutato, se non dimenticato ma bravissimo, Albert Daley al piano, Billy Hart alla batteria, George Mraz al contrabbasso e un percussionista non meglio identificato.

Buon ascolto e buon inizio settimana con il jazz e la suadente voce sassofonistica di Stan Getz.

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