Un gigante al pianoforte

Earl Hines (Duquesne, 28 dicembre 1903 – Oakland, 22 aprile 1983) è stato uno dei più grandi ed originali pianisti della intera storia del jazz, un vero innovatore, un genio,  che si è guadagnato il soprannome di “Fatha”, intendendolo come padre di tutto il pianismo jazz. Eppure se ne parla pochissimo oggi, seguendo logiche “modaiole” e “evoluzionistiche” che poco si addicono alle caratteristiche di questa musica, che invece ha sempre guardato avanti pescando costantemente nella propria tradizione. Il suo stile pianistico è parecchio complesso e caratterizzato da un approccio virtuosistico altamente percussivo, tipicamente afro-americano direi, che ha fatto da riferimento a diverse generazioni di pianisti: da Count Basie, passando per Monk, sino a Cecil Taylor ed oltre. Se non ricordo male, Lennie Tristano che notoriamente era riluttante e parco nel distribuire lodi ai colleghi, lo citò tra i suoi pianisti preferiti.

Hines affrancò il linguaggio pianistico dalle stereotipate regole del ragtime “liberando” la mano sinistra dalla rigida funzione nota/accordo, acquisendo una nuova voce, ritmicamente più ricca e flessibile, potendo spaziare anche in termini di melodia e accompagnamento accordale, mentre la destra svariava in intricate linee melodiche, espresse con un virtuosismo non comune. Tali modalità esecutive hanno fatto parlare per molto tempo di “trumpet style”, intendendo un modo di suonare con una costruzione fraseologica molto scolpita e costituita da linee melodiche nitidissime, caratterizzato dal sapiente uso delle pause e imperiosità degli attacchi nella scelta delle note, che suggerivano il paragone con le modalità trombettistiche dell’epoca, ma la definizione potrebbe anche essere considerata riduttiva al fine di spiegare l’originalità del suo stile pianistico.

Per l’ascolto quotidiano propongo due video che ho rintracciato in rete. Il primo, breve, contenente una caratteristica e splendida elaborazione sul tema di Memories of You, illustra bene il suo talento nell’esplicare sulla tastiera un formidabile pensiero musicale. Il secondo, più lungo e più recente (1974) mostra perfettamente in modo stupefacente la sua tecnica pianistica che ho appena tentato di descrivere a parole.

 

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