Sotto il comune cielo del Midwest

Henry+Mancini+The+Very+Best+Of+564184

Henry Mancini, nome d’arte di Enrico Nicola Mancini (Cleveland, 16 aprile 1924 – Beverly Hills, 14 giugno 1994), è stato un grande compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore in particolare dedito alla musica da film, nonché autore di temi celeberrimi come Days of Wine and RosesMoon River, Charade divenuti dei veri e propri standard jazzistici, oltre al tema della Pantera Rosa e a Baby Elephant Walkche sono di conoscenza pressoché universale.

Uno dei suoi temi che preferisco in assoluto è però un altro ed è sempre tratto da un noto film dal titolo omonimo. Si tratta di Two For The Road, di cui Pat Metheny e Charlie Haden hanno dato una strepitosa versione nel loro disco-duetto inciso nel 1997 ed intitolato Beyond The Missouri Sky.

Che cosa hanno in comune Mancini, Haden e Metheny? Molto più di quanto non si creda, essendo  tutti e tre originari del Midwest, pur se provenienti da stati diversi: Mancini è dell’Ohio, Haden dell’Iowa e Metheny del Missouri. L’osservazione geografica non è casuale, in quanto la musica di quell’area ha un non so che di particolare ed esprime umori che nella scelta del repertorio effettuata da Haden e Metheny per quel disco ha pertinenti riscontri, legati anche ai caratteristici paesaggi panoramici di certe distese a perdita d’occhio e ai cieli luminosi di quei luoghi.

L’intesa musicale tra i due era ben nota, anche per la passione e la forte influenza di entrambi dalla figura di Ornette Coleman, cui devono molto, soprattutto nell’approccio al materiale melodico che potrebbe farli inserire nel movimento della cosiddetta “Americana”. La scelta particolare di quel tema di Mancini è indicativa, oltre che resa con grande ispirazione e sentimento, cosa che si coglie perfettamente nella esecuzione che sto per proporvi, dove in particolare Metheny produce un assolo di alto livello tecnico e musicale, con una coda che  costituisce una reale ciliegina sulla torta. Il ruolo di Metheny nell’ambito del chitarrismo improvvisato è un po’ troppo sottovalutato dai cosiddetti “puristi” del jazz, che forse non gli perdonano il successo mondiale di cui ha goduto, specie negli ultimi due decenni del secolo scorso, ma si tratta oggettivamente di un fior di chitarrista ed improvvisatore.

Per l’ascolto odierno perciò vi propongo la loro versione, previa l’ascolto della versione cantata del film, giusto per vedere come la pratica improvvisativa permetta di far risplendere il materiale tematico di partenza, peraltro buonissimo.

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