Joe Farrell, un magnifico flautista

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Joseph Carl Firrantello (16 dicembre 1937 – 10 gennaio 1986), meglio conosciuto come Joe Farrell, è stato un sassofonista e flautista di prim’ordine, che fa parte di quella larga schiera di jazzisti un po’ misteriosamente sottostimati rispetto al proprio valore oggettivo. Proprio recentemente Dave Liebman, che in fatto di flauto se ne intende parecchio,  confessava di considerare Joe Farrell un flautista di livello straordinario, tra i suoi preferiti. Farrell ha recitato un ruolo di assoluto rilievo in diverse importanti incisioni di grandi leader. Dal 1960 in avanti ha infatti suonato e registrato per Maynard Ferguson, la Thad Jones / Mel Lewis Orchestra, Charles Mingus, Andrew Hill, Jaki Byard (nei bellissimi dischi live at Lennie’s di metà anni ’60) e soprattutto nel gruppo di Elvin Jones nei dischi Blue Note di fine anni’ 60 inizio ’70 e con Return to Forever di Chick Corea. Forse le ragioni di un certo oblio tra i jazzofili è da ricercare nella serie di dischi incisi per CTI negli anni ’70, che peraltro inviterei a risentire oggi con un orecchio meno condizionato da sedicenti “purismi” che favoriscono solo l’occlusione dei canali uditivi, e per i suoi contributi strumentali in incisioni di successo nel campo del pop, come con Aretha Franklin nel 1973 in Until You Come Back to Me (That’s What I’m Gonna Do) e  Santana in  When I Look into Your Eyes incluso su Welcome. Nella sua discografia si possono comunque rintracciare altre ottime incisioni da leader sino alla prima metà degli anni ’80, come nel Contemporary Sonic Text. Farrell purtroppo morì di sindrome mielodisplastica (MDS) a Los Angeles, California, il 10 gennaio 1986 alla sola età di 48 anni.

Per ricordarlo degnamente, ho giusto rintracciato questo suo splendido assolo di flauto registrato con Return to Forever nella celeberrima Spain di Chick Corea. Ascoltare per credere…

 

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5 thoughts on “Joe Farrell, un magnifico flautista

  1. L’avrei detto, a un ascolto superficiale, un sax soprano!

    (Certo che, bravura di Farrell a parte, tanto jazz post-coltraniano degli anni Settanta era proprio una broda lunga e sciapa, anche quando ci fosse dietro un Elvin Jones).

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    1. Dipende a quali incisioni ti riferisci, bisognerebbe essere più specifici per non fare di ogni erba un fascio, ma in effetti quegli anni erano letteralmente dominati dall’influenza di Coltrane, con i pro e i contro del caso, e in effetti diversa musica risulta oggi datata o zeppa di lungaggini. D’altronde credo che per molti versi fosse inevitabile. Però occorre ricordare che quell’influenza ha dato anche frutti interessanti fuori dal tenorsassofonismo. Pensiamo a Woody Shaw o a Art Pepper ad esempio.

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