L’intro vale il pezzo

Come si sa, Jarrett è stato (ed è ancora) uno degli interpreti relativamente recenti più originali ed interessanti degli standards e un attento esploratore nei meandri più reconditi del cosiddetto Great American Songbook, in quanto musicista coltissimo e in grado di riscrivere molte vecchie e abusate canzoni, sfruttando al meglio il suo talento di fantasioso improvvisatore. Tutto questo ha fatto parlare di lui come di un conservatore e di un musicista cristallizzato su una classicità jazzistica ormai creativamente sterile, critica che mi è sempre parsa eccessivamente severa e solo in parte accettabile, condizionata forse anche dalle modalità comportamentali pubbliche del personaggio, non esattamente accattivanti.

Il discorso sarebbe lungo, ma siccome sul personaggio se ne sono dette di tutti i colori, a volte pure a sproposito, preferirei non annoiare con discorsi triti e ritriti e passare semplicemente ad ascoltare la sua musica, proponendovi all’uopo una splendida interpretazione di uno standard non battutissimo ma comunque discretamente cantato (Lena Horne, Peggy Lee, Nat King Cole, Ella Fitzgerald, Johnny Hartman, etc) e frequentato da jazzisti del calibro di Fats Waller, Jay Mc Shann, Coleman Hawkins, Stan Kenton, George Shearing, Quincy Jones, Andrè Previn, Ahmad Jamal Paul Desmond, Cannonball Adderley, Curtis Fuller, John Coltrane, Eric Alexander.

Che io sappia, è l’unica versione disponibile registrata o eseguita in concerto da Jarrett,  ed é contenuta in questo ispirato concerto del 1987 in piano solo registrato alla Tokyo’s Suntory Hall e intitolato Solo Tributedisponibile in video. La cosa davvero pregevole del brano è a mio avviso l’emozionante introduzione dal tratto innodico, tipico di Jarrett, che è un vero e proprio timbro di originalità sull’interpretazione del tema del noto compositore Arthur Schwartz (quello di Alone Together, A Gal In Calico e You And The Night And The Music) scritto nel 1934. Il brano è la tipica canzone in 32 battute nella struttura AABA con una bella melodia resa benissimo da Jarrett, anche se un filo dolciastra.

Buon ascolto.

2h81z12Then I’ll Be Tired of You

 

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